Aggiornato al 23/09/2019 13:28:59
08/09/2019

ACCADDE OGGI A MONZA…

Autore: Carlo Baffi

8 settembre 1957 – La stagione vide il dominio della Maserati 250F, che schierava il leggendario Juan Manuel Fangio, che si presentò a Monza forte del suo quinto titolo mondiale conquistato al Nurburgring un mese prima. Ma non va dimenticata la Vanwall, la scuderia britannica creata da Tony Vanderwell che esordì in F.1 nel 1954 e che era divenuta molto competitiva. Infatti dopo le qualifiche del G.P. d’Italia ben tre Vanwall monopolizzarono le prime tre posizioni, con tre piloti di Sua Maestà: Stuart Lewis-Evans in pole, Stirling Moss e Tony Brooks.

Moss fu il vero mattatore della corsa facendo il vuoto e se a dieci tornate dal termine non avesse dovuto rientrare ai box per sostituire le gomme e controllare l’olio, sarebbe stato in grado di raggiungere e doppiare il suo più immediato inseguitore, ovvero il grande Fangio. L’inglese però rallentò e c’è chi sostiene che l’avesse fatto per non mancare di rispetto ad un mito vivente. La terza posizione fu appannaggio del tedesco Von Trips su Ferrari, a seguire le Maserati di Gregory, Shell e Scarlatti.

 

 

8 settembre 1963 – Il 34° Gran Premio d’Italia consacrò il grande Jim Clark. Al volante della sua Lotus Cimax 25, vinse la corsa ed il suo primo titolo mondiale e primo anche per il team d’oltre Manica del geniale Colin Chapman. Nei giorni precedenti la gara, la Ferrari si vide costretta a sostituire il belga Willy Mairesse, rimasto vittima di un brutto incidente nel G.P. di Germania, con Lorenzo Bandini che aveva già alle spalle alcuni G.P. John Surtees siglò la pole per la felicità dei tifosi ferraristi, che non stavano assistendo ad una stagione esaltante. Alle sue spalle si schierava Graham Hill su BRM e poi Clark. Quando la corsa prese il via, fu Hill a prendere il comando seguito da Surtees e Clark, che presto ebbero la meglio sul leader momentaneo. Al 17esimo giro però il ferrarista dovette alzare bandiera bianca per problemi al motore e così lo scozzese della Lotus andò in testa. Nei giri successivi si rifece sotto Hill insieme al sopraggiunto a Dan Gurney, ma per entrambi la sorte non fu amica e dovettero ritirarsi per problemi meccanici. Clark ebbe così via libera e trionfò davanti a Ghinter su BRM e McLaren su Cooper, firmando il suo quinto successo stagionale.

 

8 settembre 1968 – In una F.1 dove iniziarono a fare la loro comparsa i primi sponsor, fu ancora la Lotus a recitare il ruolo di protagonista. Dalle qualifiche però spuntò nuovamente John Surtees, il risultato però divenne storico, perché si trattò della prima pole position per la Honda. Il costruttore giapponese sbarcato in F.1 quattro anni prima. Alle sue spalle si piazzarono Bruce McLaren sulla vettura omonima e Chris Amon sulla Ferrari. McLaren prese subito la leadership seguito da Amon e Surtees. All’ottavo giro entrambi, giunti all’ingresso della prima curva di Lesmo, finivano su una macchia d’olio, mettendosi di traverso; se Surtees si arrestava contro le barriere, lo sfortunato Amon decollava andando oltre il guard-rail. Fortunatamente uscì illeso dal botto. Baciato dalla buona sorte anche Graham Hill, che al 10° giro perdeva la ruota anteriore sinistra che veniva evitata da Jacky Ickx grazie alla prontezza di riflessi, manovra che però rallentò l’inseguimento del ferrarista. McLaren continuava intanto a condurre, seguito da Hulme, Stewart e Siffert. Ma il G.P. era destinato a trasformarsi in una corsa ad eliminazione, con McLaren, Stewart e Siffert costretti all’abbandono. Via libera dunque per Hulme che si imponeva al volante di una McLaren-Ford senza alettone. Alle sue spalle salivano sul podio, Servoz-Gavin su Matra ed Ickx. Il mondiale avrebbe poi salutato il trionfo di Graham Hill per la sua seconda volta.

 

8 settembre 1974 – Dopo un periodo di difficoltà, finalmente la Ferrari tornava ad essere prim’attrice nel mondiale di F.1. Clay Regazzoni arrivava a Monza, terz’ultimo round del mondiale come leader della classifica e la rossa era in testa al mondiale costruttori. Sul circuito brianzolo c’era aria di titolo iridato, alimentata anche dalla pole di Niki Lauda, al suo primo anno a Maranello ed alla sua sesta pole stagionale. Dietro di lui partivano le tre Brabham-Ford di Reutemann, Pace e Watson. Regazzoni invece era solo quinto. Purtroppo però la corsa avrebbe riservato un epilogo amaro per i tanti tifosi del Cavallino. Prima Lauda e poi Regazzoni si arrendevano rispettivamente al 32° ed al 40° giro, col motore ko. Alla fine si imponeva lo svedese Ronnie Peterson su Lotus bissando il successo dell’anno precedente e precedendo la McLaren di Fittipaldi e la Tyrrell di Scheckter. Un brutto colpo per Regazzoni, che vedrà sfumare il suo sogno iridato nell’ultimo appuntamento, il G.P. degli Stati Uniti a Watkins Glen. Il ticinese dovrà inchinarsi al nuovo Campione, il brasiliano Emerson Fittipaldi, per soli tre punti.

 

8 settembre 1985 – La gara monzese saluta un debutto a stelle e strisce. Si tratta della Lola Haas, la scuderia americana di Carl Haas e Paul Newman, che miete successi nelle gare d’oltreoceano in F. Indy. A supportare l’iniziativa è lo sponsor Beatrice, un colosso statunitense della grande distribuzione. La scelta del pilota ricade sull’ex campione del mondo Alan Jones, che risale in vettura dopo uno stop durato due anni. Partito penultimo l’australiano percorrerà solo sei tornate, ritirandosi poi per noie al propulsore. La gara invece saluterà la vittoria di Alain Prost su McLaren-Tag Porsche scattata dalla quinta posizione, dietro alla Brabham-Bmw di Piquet, alle Williams-Honda di Mansell e Rosberg ed alla Lotus-Renault del poleman Ayrton Senna. Grazie a questo successo, davanti a Piquet e Senna, Prost allungava maggiormente il suo vantaggio in classifica su Michele Alboreto tradito dal motore. Il ferrarista dopo un buon inizio di stagione aveva concrete possibilità di lottare per la corona iridata, ma dal G.P. d’Italia il milanese fu perseguitato da quattro ritiri consecutivi, complice una scelta sbagliata del fornitore delle turbine. Prost invece andò a podio due volte ed alla fine potè mettere le mani sul suo primo titolo mondiale.

 

8 settembre 1991 – Il Gran Premio d’Italia salutò il trionfo dell’inglese Nigel Mansell sulla potente Williams-Renault, davanti a Senna su McLaren-Honda (autore della pole) e Berger sulla Ferrari. La lotta mondiale era ormai ridotta ad un duello tra Senna e Mansell, con Berger decisamente più staccato. A tenere banco nella corsa monzese fu però il passaggio alquanto discusso, di un giovane pilota tedesco che aveva debuttato sulla Jordan nel Circus il G.P. precedente in Belgio. Il suo nome era Michael Schumacher e nelle prove di Spa aveva subito dimostrato di avere del talento. Flavio Briatore, team principal della Benetton, intuì subito le doti di questo rookie e cercò subito di assicurarselo. Ne fece le spese il brasiliano Moreno che ricorse in tribunale, ma in extremis il tutto si risolse ed teutonico di Kerpen potè scendere in pista a Monza, con il suo nuovo team. Qualificatosi settimo, Schumacher concluse la corsa al quinto posto davanti ad un compagno scomodo come il tre volte iridato Nelson Piquet, arpionando così i suoi primi punti iridati. A fine campionato, Senna conquistò il suo terzo mondiale, ma la F.1 aveva scoperto una nuova stella destinata a scrivere pagine leggendarie di storia: Kaiser Schumi.

 

8 settembre 1996 – Una volta salito sul gradino più alto del podio, Michael Schumacher si esibì in un salto di gioia che sarebbe divenuto un rito ripetuto quasi con monotonia. Una vittoria storica per vari motivi: era la prima a Monza e soprattutto al volante della Ferrari, che aveva ingaggiato il già due volte iridato proprio quello stesso anno. Per Schumi si trattava pure del terzo successo in campionato al volante della F310. Un risultato più che positivo se si pensa alle difficoltà che il Cavallino aveva vissuto nelle ultime stagioni. Certo, puntare al campionato sarebbe stato prematuro visto lo strapotere delle Williams-Renault, che sul tracciato brianzolo avevano monopolizzato la prima fila. Schumacher era però subito dietro affiancato dal finlandese della McLaren-Mercedes Mika Hakkinen. La partenza della coppia di testa non fu però esemplare e ad approfittarne fu Jean Alesi che al volante della sua Benetton-Renault compì un balzo dalla terza fila, presentandosi davanti a tutti alla prima curva. Un acuto che però venne subito smorzato da Hill che superò il francese già alla seconda di Lesmo. Intanto Villeneuve superato da Hakkinen pensava bene di colpire una barriera di penumatici rovinando una sospensione, che comprometterà definitivamente la sua corsa. Stesso errore anche per Alesi, ma senza danni; diversa sorte invece per Hakkinen che urtando una gomma rimbalzata in pista dovette riparare ai box per sostituire il musetto. Barriere di gomme fatali anche per il leader Hill, che dopo una toccata andò in testa coda e si abbandonò. Circostanze che permisero ad Alesi di balzare al comando seguito da Schumacher. Tutto fu deciso dai pit-stop. Il ferrarista entrò due giri dopo il transalpino, rientrando in pista davanti alla Benetton. Il ferrarista si limitò poi a gestire il vantaggio precedendo sul traguardo Alesi e Hakkinen. Il duello iridato tra Hill e Villeneuve proseguì fino all’ultimo round in Giappone, che incoronò l’inglese nuove re del Circus.

 

8 settembre 2013 – Per la quarta stagione di fila, il mondiale vide il dominio della Red Bull-Renault e del tedesco Sebastian Vettel. A cercare di contrastare il team anglo-francese c’erano la Ferrari con Alonso, alla sua quarta stagione in rosso e le Mercedes forti dell’ingaggio di Lewis Hamilton. La pole monzese fu appannaggio di Vettel, a seguire il compagno Mark Webber ed a sorpresa la Sauber-Ferrari del tedesco Nico Hulkenberg. Il tedesco, campione del mondo in carica condusse la corsa davanti al ferrarista Felipe  Massa e Webber, che verrà poi superato da Alonso alla Roggia. Anche dopo i cambi gomme, Vettel potè proseguire la sua marcia trionfale che si concluse dopo 53 giri precedendo Alonso e Webber. Per il pilota teutonico si trattò della sua 32esima vittoria, preludio alla conquista della sua quarta corona iridata,  raggiunta con il successo in India, quart’ultima prova del mondiale.

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