Aggiornato al 18/09/2020 22:36:31
25/05/2020

ALONSO: NOSTALGIA DEL CIRCUS?

Autore: Carlo Baffi

La possibilità di vedere Sebastian Vettel in Mercedes nel 2021, è durata poco più di 48 ore. Dopo la frase di Toto Wolff che parlava di una “bella storia di marketing”, ha poi iniziato a farsi largo la concreta possibilità che accanto a Lewis Hamilton, ci potrà essere la giovane promessa George Russell. Per la cronaca, recentissimo vincitore del G.P. virtuale di Monaco 2020. Notizia che può far sorridere, ma di questi tempi è sempre un modo per sfogare la passione per pistoni e carburatori. Il britannico, classe 1998, vincitore di GP3 e Formula 2, rispettivamente nel biennio 2017/2018, ha disputato la sua prima stagione in F.1 lo scorso al volante della modestissima Williams e Wolff pare intenda valorizzare il pilota del suo vivaio. Se così fosse anche a Brackley starebbe sposando in parte la cosiddetta linea verde.

Come ha fatto la Ferrari ingaggiando Carlo Sainz jr. che insieme a Leclerc forma la più giovane coppia in Ferrari dal 1968. Bottas sarebbe quindi sacrificato e potrebbe prendere o la via della Racing Point/Aston Martin di cui Wolff possiede delle quote, o quella della Renault, dove al volante di Ricciardo mirerebbero pure Vettel e … Alonso.

E proprio in merito al ritorno in Formula Uno del due volte iridato spagnolo, è bene fare qualche riflessione. Premesso che il suo talento non si discute, è lecito chiedersi cosa spinga l’asturiano a fare ritorno nel Circus dopo due anni di assenza e poi in una scuderia di centro classifica (quinta tra i costruttori nel 2019), i cui margini di miglioramento sono tutti da verificare.

Certo, tra Alonso e la casa francese il legame è forte. Con la Regie ha conquistato i suoi due titolo mondiali nel 2005 e nel 2006.Ma osservando la sua carriera, dopo i trionfi con la monoposto transalpina, l’asturiano non è più riuscito a mettere le mani sulla corona iridata. Complice forse un destino beffardo che l’ha ostacolato in tutte le sue scelte professionali. Il suo ingaggio da parte della McLaren-Mercedes annunciato con largo anticipo nel dicembre del 2005, venne visto con un ulteriore salto di qualità, dal momento che la scuderia anglo-tedesca era al vertice ed in vista del 2007 si presentava come la squadra da battere. Grandi sponsor per un budget munifico, il modello MP4/22 molto competitivo ed una coppia di piloti di grande valore. Raikkonen e Montoya furono infatti sostituiti dallo spagnolo e dall’astro nascente Lewis Hamilton al suo esordio nella massima serie.

Ma come la F.1 non è sempre una scienza esatta ed un anno trionfale si trasformò in un vero e proprio inferno. Hamilton confermò subito il suo valore e di non voler fare lo scudiero a nessuno. Una rivalità interna che andò in crescendo fino alla faida, favorita anche dal team boss Ron Dennis che non nascose la sua simpatia verso il talento di colore, che aveva cresciuto sin da bimbo finanziandogli la carriera. Un’atmosfera sempre più invivibile aggravata anche dallo scoppio della spy-story nei confronti della Ferrari, che vide coinvolti i vertici di Woking.

Alla fine il mondiale fu appannaggio di Raikkonen, l’ex passato alla Ferrari ed Alonso, ormai in rotta di collisione con Dennis & C., cambiò aria. L’unica scuderia che fu in grado di assicurargli un volante fu la Renault dell’amico Briatore in attesa di un prossimi passaggio a Maranello con cui s’era avviata una trattativa. Nonostante le difficoltà tecniche del team di Enstone, l’asturiano conquistò due successi nel 2008. Il primo di questi finito nella bufera del “Singapore-gate”.

Nel 2010, Fernando potè finalmente coronare il grande sogno di guidare la rossa. Anche in questa circostanza, il suo arrivo fu accompagnato da grandi aspettative. La vittoria arrivò già al debutto in Bahrein, alimentando ulteriormente l’ottimismo.

Ma ecco spuntare la Red Bull, le cui prestazioni in crescendo iniziarono a complicare la corsa al mondiale della Ferrari. Nell’ultimo round ad Abu Dhabi, complice una strategia molto discutibile dei tecnici in rosso, Alonso si vide sfilare il titolo dall’emergente Sebastian Vettel. Negli anni successivi, l’iberico arrivò a giocarsi il titolo ancora nel 2012, sempre all’ultimo G.P. (in Brasile) e sempre beffato da Vettel su una Red Bull divenuta ormai la compagine dominatrice. L’ennesimo fallimento nella lotta iridata contribuì ad incrinare l’armonia tra Maranello e Fernando, il quale non risparmiava battute polemiche all’indirizzo del suo team.

Indispettito, il presidente Montezemolo ingaggiò nuovamente Raikkonen per mettere un po’ sotto pressione l’asturiano. Ma i problemi della F14T aumentarono i malumori e a fine anno Alonso fece le valigie alla volta della McLaren. Ma come, proprio i vecchi nemici? Certo. La vecchia ruggine venne cancellata dalle migliori prospettive portate dall’arrivo del motore Honda, che sostituiva quello prodotto a Stoccarda. Riaffioravano i ricordi di quel binomio McLaren-Honda, che a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 aveva dettato legge sulle piste di tutto il mondo. I tempi però erano diversi ed il matrimonio con il costruttore giapponese si rivelò quanto mai complicato. La scarsa affidabilità dell’unità motrice ed i problemi della vettura relegarono la scuderia di Woking a comprimaria. Una crisi tecnica che proseguì anche nel 2018 quando la Renault prese il posto del motorista nipponico, sebbene aumentarono i piazzamenti in zona punti. Condizioni inaccettabili per un due volte iridato che prima di chiudere il mondiale annunciò il suo nuovo ruolo di collaudatore e consigliere per l’anno successivo.

A conferma che gli interessi di Fernando non erano più rivolti alla F.1, bensì ad altre categorie. Guarda caso nel 2017, autorizzato dalla scuderia britannica, l’asturiano partecipò alla leggendaria “500 Miglia” di Indianapolis, defezionando la sua presenza nel G.P. di Monte Carlo, perché in programma lo stesso giorno. Scattato col quinto tempo su una Dallara-Honda gestita dalla stessa McLaren col supporto del Team Andretti, condusse diversi giri al comando prima di doversi ritirare per problemi di motore a 21 tornate dalla fine, mentre era settimo. A questa esperienza si aggiunsero quelle nel mondiale Endurance 2018. Dopo le prime gare di “rodaggio” arrivò il trionfo nella leggendaria 24 Ore di Le Mans. Alonso si impose al volante della Toyota TS050 Hybrid, firmando il primo successo della casa giapponese nella maratona della Sarthe. E sempre in quella stagione, lo spagnolo avrebbe annunciato una nuova partecipazione ad Indianapolis l’anno dopo.

Ormai il suo nuovo obiettivo era la “Triple Crown”, quel particolare riconoscimento riservato ai piloti vincitori del mondiale di F.1, del Gran Premio di Monaco, della “24 Ore di Le Mans” e per l’appunto della “500 Miglia di Indy”. Ma la scarsa esperienza del team facente capo alla McLaren e una monoposto scorbutica gli impedirono addirittura di qualificarsi. In compenso ci fu il bis a Le Mans.

E siamo così al 2020, con un’altra sfida affascinante, la Dakar. A bordo di una Toyota Hilux, l’asturiano chiude al 13° posto con un ritardo di oltre 4 ore dal vincitore Carlos Sainz padre. Un debutto condizionato da problemi tecnici e due incidenti in una delle corse più pericolose e massacranti del panorama motoristico.

È passato qualche mese ed ora Fernando pensa di nuovo ai Gran Premi. Ma come detto sopra chi glielo fa fare? Pensare al tornaconto economico è poco probabile, considerato il trend al ribasso di budget e salari. Le recenti parole del Ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, in merito alla crisi economica d’oltralpe causa Covid 19, delineano uno scenario catastrofico non escludendo perfino che un’azienda simbolo come la Renault possa scomparire, qualora non di adattasse alla nuova realtà. Una situazione che minerebbe la permanenza della Regie in F.1 anche a fronte del pagamento di una forte penale? Se così fosse la scuderia potrebbe essere rilevata da qualche nababbo privato.

Intanto la scuderia d’oltralpe fa sapere tramite il team principal Cyril Abiteboul di non avere fretta per la scelta del sostituto di Ricciardo. Parla inoltre di prestazioni incoraggianti durante i test invernali, ma ammette che un giudizio reale lo si potrà esprimere solo dopo le prime qualifiche. Da li si inizierà a valutare dove fare nuovi investimenti. Ma tornando ad Alonso, l’unica ragione che lo spingerebbe a rientrare nel Circus, sarebbe la sua costante fama di competizione e successo. Sempre alla ricerca di nuove sfide, pronto a mettersi in gioco anche a costo di andare incontro ad un flop. Una virtù che non è da tutti. Inoltre a differenza di altri suoi colleghi, anche blasonati, l’iberico ha dimostrato ampiamente di adattarsi con facilità alle diverse categorie: dalle ruote scoperte a quelle coperte, in pista e altrove. E francamente spiacerebbe vedere questo talento puro, relegato nelle retrovie della griglia.

Come abbiamo visto da un certo momento, la sua carriera è sempre sta condizionata da una sorte non troppo amica. Ironicamente, qualcuno disse che troppo spesso “Magic Alonso” avesse scelto la vettura sbagliata nel momento sbagliato. Un po’ l’opposto di quanto sosteneva il grande Fangio, secondo cui i piloti migliori sanno scegliersi la monoposto più forte. Non resta quindi che aspettare il corso degli eventi e vedere se andrà in scena il terzo atto di Alonso in Renault. In bocca al lupo Fernando!