Aggiornato al 18/10/2018 22:31:27
28/09/2018

F1: ASPETTANDO IL GP DI SOCHI

Autore: Marco Giachi

Povero Sebastian, inesorabilmente stritolato dal "sistema Ferrari" che gli aveva dato un'opportunità in questi anni (cioè vincere un Mondiale) che, però, è andata delusa ed ora il suo tempo è inesorabilmente scaduto e bisogna fare largo ai giovani.

E' una interpretazione dei fatti che sono accaduti in questi ultimi giorni, di certo non l'unica e di certo la più maliziosa, forse anche demagogica, ma possibile.

Viene anche il sospetto che alla Ferrari abbiano già messo un crocione sul Campionato per evitare di "rompere le uova nel paniere" al "predestinato" perchè è difficile vedere una reale voglia di vittoria dopo aver smembrato la squadra liquidando il secondo pilota ed aver ingaggiato in gran pompa (stampa specializzata inclusa) il chiaro sostituto del primo.

Charles Leclerc è chiaramente il futuro, è bravo. Ma è anche ben sostenuto da una struttura che lo sta gestendo molto bene e che avrebbe molto piacere se fosse lui a riportare la Ferrari in alto, a ricreare un mito come fu con Michael Schumacher.

Ma per fare questo ci vuole un ambiente carico, che ha una grande fame di vittoria e non una squadra che ha appena vinto un Mondiale nella quale al massimo il francesino avrebbe tutto da perdere perchè, al massimo, potrebbe rifare la stessa cosa, cioè rivincere. Ma nei libri il sigillo di chi "rivinse per primo dopo tanto tempo" rimarrebbe a Sebastaian Vettel per sempre e Leclerc sarebbe solo quello che "continuò a vincere", che è un po' meno di essere quello che ha rivinto per primo.

E' un "remake" del 1999? Forse. Anche allora, altro pensiero malizioso ma a volte ci si piglia, si disse che fu preferita la gallina Schumacher all'uovo Irvine. Una vittoria dell'irlandese avrebbe sicuramente rotto il clima che si stava creando intorno al pilota tedesco  e, molto probabilmente, ora nelle statistiche ci sarebbe "quel" Mondiale vinto da un pilota non certo da urlo per la Ferrari e niente di più. Mentre, i fatti hanno dato ragione ai falchi di Maranello, si continuò a puntare sul tedesco che non deluse le aspettative, creando veramente un mito e segnando per sempre la storia della Formula 1 come, forse, la Ferrari non aveva mai fatto in passato.

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