Aggiornato al 23/11/2020 19:56:15
03/10/2020

F1: BYE BYE HONDA

Autore: Carlo Baffi

Più che una notizia bomba, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Con un comunicato ufficiale la Honda ha annunciato che al termine della stagione 2021, lascerà la Formula Uno. Una decisione presa già ad agosto e comunicata nel mese successivo ai partner del motorista nipponico. A detta del Ceo e Presidente Takahiro Hachigo, si tratta di una scelta strategico-industriale in direzione delle cosiddette emissioni zero entro il 2050. Un obiettivo a lungo termine, che prevede in un primo tempo di elettrificare due terzi della produzione di auto per i prossimi dieci anni. Da qui l’esigenza di dirottare le maestranze, attualmente impegnate nello sviluppo delle powerunit del Circus, verso il nuovo target.

Dietro a queste motivazioni ufficiali però non manca qualche perplessità. I timori riguarderebbero la situazione finanziaria emersa negli ultimi mesi. Si parla un ingente crollo di vendite, complice la congiuntura economica che ha duramente colpito l’industria automobilistica mondiale, aggravata dall’effetto Covid-19. Plausibile quindi un drastico taglio dei costi, soprattutto nell’ambito dei programmi sportivi più costosi come la F.1. Di fatto, il massimo esponente del colosso di Tokio, ha confermato il prosieguo del supporto in altre categorie come ad esempio la Indycar.

Al di là delle ipotesi però, occorre fare i conti con la realtà. Red Bull ed Alpha Tauri si ritroverebbero a piedi in un momento in cui iniziavano ad arrivare risultati incoraggianti anche per merito della powerunit. La Honda pareva aver trovato la giusta sintonia con il team di Chris Horner dopo il turbolento matrimonio con la McLaren. Per le due scuderie di Dietrich Mateschitz, ora si prospetta un futuro pieno di incognite. Non dimentichiamoci che il 2022 con le nuove regole, è quasi alle porte e come si sa le progettazioni delle monoposto prendono il via con largo anticipo.

Ma al di la dei problemi legati ai clienti, il ritiro della Honda potrebbe creare disagi anche ai vertici del Circus. L’uscita di un marchio così importante, anche soltanto come motorista, non è mai positivo. Non sappiamo quali potranno essere gli effetti della crisi a fronte del perdurare della pandemia. Da qui la malaugurata ipotesi che l’esempio della Honda venga seguito da qualcun altro. È risaputo quanto sia costoso correre nella massima categoria, in particolar modo se non arrivano i risultati. Della serie, quanto conviene investire budget astronomici per poi essere giudicati dei perdenti.

Pensiamo ad esempio alla clausola prevista dal nuovo Patto della Concordia che permette alla Mercedes di lasciare la compagnia prima della scadenza prevista negli accordi sottoscritti. Cosa decideranno a Stoccarda quando s’interromperà la striscia vincente? Bella domanda…

Ripercorrendo le tappe salienti della sua storia nel Circus, la Honda esordì nel 1964 e l’anno dopo colse il suo primo successo grazie all’americano Richie Ghinter vincitore del G.P. del Messico. Seguì un altro trionfo, a Monza nel 1967 con il fuoriclasse inglese John Surtees. Ma al termine della stagione 1968, i giapponesi lasciarono la massima serie, complice la tragedia del G.P. di Francia a Rouen in cui perse la vita Jo Schlesser.

Nei primi anni ’80, la Honda tornò in F.1 come motorista, mietendo successi a raffica con Lotus, McLaren e Williams. Dopo il 1991 ci fu un altro stop e per rivedere una monoposto spinta da un propulsore Honda si dovette attendere il 2000, con la fornitura alla neonata BAR.

Nel 2006, il colosso di Tokyo scese in pista direttamente come costruttore, dopo aver acquistato il 100% delle quote della British American Racing. Denominata F1 Honda Racing Team partecipò al mondiale sino al 2008, con risultati non certo al di sotto delle attese. Con l’esplosione della grande crisi finanziaria, i vertici di Tokyo mollarono il colpo, così come la Toyota. La scuderia venne rilevata dall’allora Team Principal RossBrawn, che nel 2009 la condusse alla conquista del titolo mondiale piloti e costruttori, prima di cedere la proprietà alla Mercedes.

Nel 2015, la Honda riapparve nuovamente nella galassia dei Gran Premi fornendo le unità motrici alla McLaren. L’idea di rivedere in gara quel binomio che dominò negli anni ’90 con Senna e Prost, creò molte aspettative, ma purtroppo si rivelò un fuoco di paglia. Al termine di tre stagioni incolori ci fu il divorzio da Woking ed il passaggio alla corte di Mateschitz. Dapprima con la fornitura allaToro Rosso e dal 2019 anche alla Red Bull. Il resto è storia recente, con l’ennesima uscita di scena.