Aggiornato al 14/11/2019 14:22:52

F1: CASUALITA’ E PROGRAMMAZIONE

Autore: Marco Giachi

La ripetibilità ha un valore immenso in campo scientifico ma anche tecnico, forse più del risultato e della scoperta stessi, e già Leonardo da Vinci affermava, nei suoi celebri scritti, la necessità della ripetibilità di una “sperienza” affinché si potessero formulare ipotesi e descrivere le leggi che governano la natura.

Perché ho detto questo? Perché il commento che si può fare al Gran Premio degli Stati Uniti è che la Ferrari ha dimostrato di non essere ripetibile: non è ripetibile la macchina nelle prestazioni da un Gran Premio all’altro, non sono ripetibili i piloti perché ancora non si è capito chi comanda dei due, non è ripetibile tutto il box che ha volte fa miracoli altre errori da principianti.

In queste condizioni anche il genio toscano non si azzarderebbe a formulare ipotesi su cosa sarà l’anno prossimo ed estrapolare i dati accumulati quest’anno al 2020, figuriamoci noi che con Leonardo abbiamo in comune solo la provenienza geografica.

La mancanza di ripetibilità può essere dovuta a tanti fattori ma tutti poco lusinghieri e getta una luce di casualità anche nei risultati positivi. In generale denota una struttura poco strutturata o, peggio ancora, una organizzazione frazionata nella quale “la mano destra non sa cosa fa la sinistra”  e non si riesce a far tesoro delle “sperienze” accumulate giorno per giorno con l’osservazione delle cose e dei fenomeni.

Invece, chi sembra ripetibile assai è  la struttura di Liberty Media che sta dimostrando di avere idee chiare e, appunto, ripetibili perché da quando si sono insediati hanno sempre perseguito la stessa linea di rivitalizzazione di tutta la Formula 1 cercando di ridurre le differenze fra le squadre senza farsi imbrigliare da quelli più bravi che tendono a primeggiare per meriti acquisiti all’ombra di una presunta supremazia tecnica che darebbe loro diritti e privilegi enormi.

La Formula 1 sta diventando un coro, e non un concerto per solisti, dove conta più la omogeneità dei cantanti piuttosto che la presenza fra le file di un fenomeno.

E la capacità dei manager si vede anche dalla abilità con cui riescono a imporre le loro idee e fino ad ora anche un ambiente storicamente litigioso come quello della Formula 1 ha accettato i cambiamenti, come quelli annunciati ad Austin prima del Gran Premio, di buon grado.

La reazione sostanzialmente uniforme di tutte le squadre è l’aspetto che più mi ha colpito della giornata (epocale) del 31 ottobre, anche più delle questioni tecniche, e forse l’elemento che più fa sperare per il futuro della categoria.

 

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