Aggiornato al 08/08/2020 08:34:15
06/07/2020

F1: CERTEZZE E DUBBI DEL DOPO SPIELBERG-1

Autore: Marco Giachi

“Essere o non essere” … costruire il fenomeno che potrebbe battere tutti i record della storia della Formula 1 (campionati conquistati, gran premi vinti, podi saliti) o sferrare il KO finale agli avversari vincendo il titolo 2020 con il Valtteri Bottas (cioè il sogno di tutti i costruttori quello di vincere con entrambi i piloti per dimostrare che è la macchina che vince). Credo che questo sia l’unico dubbio che possano avere in casa Mercedes e in tutto l’ambiente della Formula 1. Sarebbe un colpo formidabile, dopo quasi un decennio che le vetture tedesche dominano la scena cioè l’umiliazione finale per gli altri e poi cambiare aria, snobbare la Formula 1 e rivolgersi ad altri lidi (Formula E?). E Lewis Hamilton i suoi record li vada a raggiungere con un’altra squadra gli anni prossimi che sarebbe anche per lui una bella cosa avendo, a quel punto, vinto con tre squadre diverse. E’ uno scenario molto suggestivo e non facile da realizzare ma se io fossi il presidente della Mercedes un pensierino lo farei. Intanto, ieri, una prima pietruzza in questa direzione è stata messa. E mai come quest’anno il detto che “chi parte bene è a metà dell’opera” è applicabile perchè, con un numero ridotto di Gran Premi, le occasioni per recuperare sono meno degli anni scorsi.

Gli “altri” fanno quello che possono ma appaiono degli “onesti mestieranti” al confronto.

Curioso che l’unico tedesco che barcolla sia quello della Ferrari travolto da una situazione che lo sta divorando giorno dopo giorno ormai da un paio di anni. Prima con Kimi Raikkonen poi con Charles Leclerc a fianco i rapporti non sono mai stati chiari in seno alla squadra (lo diciamo da un pezzo su questa rubrica) e Sebastian Vettel è letteralmente crollato. Il passaggio da una squadra anglosassone, più semplice con poche ma chiare figure carismatiche di riferimento, alla corte di Maranello deve essere stato un trauma per lui. Che la Ferrari sia un ambiente difficile è noto (proprio in questi giorni gira su Sky una intervista a Jackie Stewart che ricorda i suoi contatti con questo ambiente e la sua fuga precipitosa) ma ora bisognerebbe darsi una mossa. Anche pensando all’immagine l’Italia tutta avrebbe bisogno di un’altra Ferrari.

Purtroppo, non ci sono più i colpi di genio del Forghieri degli anni settanta e non è facile importare in blocco una squadra vincente (pilota, progettista, direttore tecnico) come fu fatto con l’”Operazione Benetton” della seconda metà dei novanta.