Aggiornato al 08/08/2020 07:34:19
17/07/2020

F1 FERRARI: COME SI FA A STARE ZITTI

Autore: Marco Giachi

Non gliela abbiamo fatta! Avevo ripreso questa rubrica, un paio di settimane fa, dicendo che il blocco della Formula 1 ci aveva risparmiato un paio di mesi del tormentone piloti della Ferrari e invece stiamo recuperando il tempo perduto a grandi passi. Ora abbiamo anche il tormentone dei tecnici, quello dei dirigenti, quello degli addetti alle pulizie degli uffici di Maranello, degli addetti alla mensa ... dei vicini che hanno il giardino attiguo alla pista di Fiorano.

Povero Sebastian Vettel che, preso dalla nostalgia, ha pensato a un ritorno in Red Bull ma probabilmente finirà alla Racing Point “copia” della Mercedes, e povero Charles Leclerc con quello che l’aspetta. “Povero Re ... e povero anche il cavallo” cantava un immenso Enzo Jannacci qualche anno fa che si applica bene.

Negli ultimi anni, l’unico a reggere il “sistema” è stato Fernando Alonso aiutato probabilmente dalle sue origine spagnole che, forse, si sposano meglio con la mentalità italiana. Anche Kimi Raikkonen non si è fatto soffocare troppo dall’ambiente, ma lui ha seguito una strada diversa perchè si è messo in modalità  “io-sono-qui-voi-siete-li”, senza troppe pretese passionali con chi lo circondava.

Onestamente, non ho abbastanza esperienza di squadre inglesi per poter dire se è un problema solo italiano. Certo è che le polemiche, le fazioni interne, i “mali di pancia” in genere, sembrano di casa in Italia. Le squadre “minori” (quando c’erano) un po’ meno: Minardi, Scuderia Italia, Osella sembravano meno litigiose. La Minardi, in particolare avendo conosciuto l’ambiente, mi sembrava un ambiente molto sereno.

Ovviamente la pressione che ha la Ferrari addosso è unica e questo non aiuta a formare un ambiente tranquillo perchè il “fenomeno Ferrari” va ben oltre gli aspetti sportivi, è un simbolo, una bandiera ... uno stile di vita. La Ferrari è anche (insieme a Mercedes) l’unica squadra che ha alle spalle una azienda “vera” con tutto quello che consegue in termini di catena decisionale, problematiche manageriali e avvicendamenti: dalla gestione Fiat dopo la morte del Commendatore con la coppia Cappelli-Castelli, Cesare Fiorio poi Luca Cordero di Montezemolo, poi Sergio Marchionne, Louis Camilleri, Lapo Elkann, Jean Todt, Stefano Domenicali, la meteora Mattiacci, Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto ... la quantità di personaggi (e ho citato solo quelli che mi sono venuti in mente di getto) è veramente tanta.

E si vede nella gestione della squadra che è passata dal fascino dei grandi progettisti singoli (John Barnard, Rory Birne) alla mentalità aziendalista “facendo crescere i giovani” con troppa leggerezza e frequenza.

E ora la strada è in salita.