Aggiornato al 22/08/2019 15:34:32

F1: ...E VERSTAPPEN “SI METTE LE ALI”

Autore: Marco Giachi

Ero a Montecarlo un paio di anni fa, mi sembra nel 2017, quando Maurizio Arrivabene disse ai giornalisti italiani, che si erano soffermati nel motorhome della Ferrari dopo la conferenza stampa in lingua inglese, che se la Red Bull avesse superato la Ferrari lui si sarebbe ritirato perché non avrebbe avuto la faccia di ripresentarsi in fabbrica a Maranello.

Già quell'anno il fatto accadde ed ora si sta ripetendo (e difatti Arrivabene, liberamente o forzatamente, si è ritirato). Una volta erano i "garagisti" a turbare i sonni di Enzo Ferrari ed ora sono i "bibitari", dalla padella nella brace.

E' difficile spiegare perché la Ferrari sia sprofondata in questa crisi anche se, come abbiamo scritto altre volte, i periodi di Grande Crisi sono caratteristici dell'ambiente di Maranello dagli anni sessanta ad oggi.

Questa che stiamo vivendo è una crisi tecnica di teste? Di gestione del personale? Di gestione dei piloti?

Se guardiamo al passato le Crisi sono finite affidandosi a singoli progettisti (Mauro Forghieri negli anni settanta, John Barnard alla fine degli anni ottanta), oppure importando dall'esterno intere squadre in blocco complete di pilota (Michael Schumacher), direttore tecnico (Ross Brawn), progettista (Rory Byrne) e direttore sportivo (Jean Todt) alla fine dei novanta.

A quale di queste soluzioni la Ferrari deve guardare ora? Grandi progettisti in grado, da soli, di fare la differenza in giro ce ne sono pochi, la soluzione della squadra acquisita in blocco non mi sembra praticabile. Da qualche parte si reclama la presenza di un uomo forte, di quelli con il pelo sullo stomaco alla Flavio Briatore o alla Jean Todt, per far rigare diritto tutto il team in pista e a casa, ma anche questi (i pochi rimasti) sono tutti stabilmente accasati.

E allora? Allora è un guaio del quale, spero di sbagliarmi, non si vede la soluzione a breve.

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