Aggiornato al 10/12/2018 05:23:58
09/10/2018

F1: FINE ANTICIPATA DI UNA STAGIONE UN PO’ SPRECATA

Autore: Marco Giachi

Alla fine della fiera, dopo il Gran Premio del Giappone di domenica scorsa, uno è anche pervaso da un sentimento di sincero dispiacere. Si tratta pur sempre di un simbolo nazionale (la Ferrari) "sbeffeggiato" da una potenza straniera (“l'odiata” Mercedes). Sono diversi mesi che, anche su questa rubrica, si manifestano perplessità su certe scelte e certi "movimenti" in seno alla squadra ma avremmo desiderato tanto essere smentiti dai fatti. Invece, l'incrinatura di cui si era parlato la settimana scorsa non si è risaldata ed anzi è diventata rottura anche sulla bocca di quelli, più "politicamente corretti", che avevano sempre sostenuto l'operato della Ferrari in questi ultimi tempi.

In questa situazione (e ancora la speranza di essere smentiti è forte mentre scriviamo queste righe) salgono alla mente tanti fantasmi del passato, in particolare un periodo che avrebbe in comune con il presente il fatto di essere successivo alla scomparsa di un grande personaggio. Ovvero i primi anni novanta dopo la scomparsa di Enzo Ferrari. Ci possono essere delle similitudini con il vuoto lasciato da Sergio Marchionne? Anche allora una ottima vettura (la 641 nelle sue evoluzioni dal progetto originale di John Barnard) e ottimi piloti (Alain Prost, Nigel Mansell e Jean Alesi) non furono sufficienti a cavare un ragno dal buco e si dovette arrivare alla "tabula rasa" del 1992, messa in atto da un Montezemolo aggressivissimo, per ripartire fino all'era Schumacher. Ma quando il tedesco arrivò a rivincere il Mondiale nel 2000, completando il processo iniziato nel novantadue, erano passati 21 lunghissimi anni da quello precedente di Jody Scheckter.

Un team di Formula 1 (come una squadra di calcio o un qualsiasi gruppo di persone sempre chiamate a operare al 110% delle loro possibilità) è un meccanismo estremamente delicato che, come tutti i meccanismi delicati, ha una elevatissima efficienza, superiore a quella che si può trovare in un ambiente di lavoro normale, ma è terribilmente sensibile ai disturbi ed alle perturbazioni esterne. Tutto questo assolutamente in buona fede, senza che nessuno molli e tiri i remi in barca, perché "i ragazzi danno sempre il massimo" (come si sente dire nelle interviste), ma qualcosa si rompe, basta poco.

Ora speriamo (sempre alla speranza bisogna attaccarsi) che non ci aspetti un inverno di polemiche e non ci sia bisogno di un'altra "tabula rasa" come nel novantadue ma, onestamente, con una coppia di piloti composta da un Sebastian Vettel depresso ed un giovane Charles Leclerc a mille che (a quello che è dato di vedere) ha anche le spalle ben coperte a Maranello ed è ben sostenuto dai media, la strada appare in salita.

Un "vecchio" pilota può fare da tutor ad uno giovane se viene da un periodo di successi e non ha paura del giovane (Michael Schumacher, dopo il ritiro forte del suo regno, non aveva certo problemi a spingere un Felipe Massa suo allievo e discepolo), ma non si può pensare ad un clima di collaborazione se anche il "vecchio" deve dimostrare ancora qualcosa ed è reduce da un fallimento.

Vedremo…

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