Aggiornato al 04/12/2021 02:01:26
01/12/2020

F1 GP BAHRAIN: FIAMME E MIRACOLI

Autore: Marco Giachi

Eccoci qua, a parlare del Gran Premio del Bahrein. Domenica si è corso un Gran Premio in Bahrein che è durato ben 57 giri vinto da Lewis Hamilton, ma nessuno lo ricorda anche sono passate solo poche ore. Perché tutto è finito al primo giro quando la Haas di Roman Grosjean ha urtato le barriere ed è diventata una “palla di fuoco”, come si diceva una volta quando il fuoco era all’ordine del giorno in Formula 1. Molti hanno parlato di fortuna, e certamente un po’ di fortuna c’è stata in tutta la vicenda, ma mai come in questo caso la fortuna è stata meritata, cercata ed è la giusta ricompensa al lavoro svolto in questi anni per rendere le monoposto più sicure. Al contrario, sarebbe stato un delitto della sorte se, a fronte di tante cose che hanno funzionato, qualche intoppo avesse vanificato tutto il lavoro e il pilota avesse subito danni.

Che dire del telaio? Praticamente integro dopo una botta del genere, neanche una caviglia slogata. E l’halo? Semplicemente perfetto nel divaricare il guard-rail proteggendo la testa del pilota che, altrimenti, sarebbe stato molto probabilmente decapitato. I soccorsi prontissimi (anche se, da questo punto di vista, c’è forse una leggera ombra sui commissari locali un po’ pasticcioni con gli estintori) e, infine, la prontezza del pilota che, anche questa, non viene per caso ma è frutto di una grande preparazione psicologica e fisica

La macchina “si è divisa in due” ha detto qualcuno. Assolutamente no e non mi è piaciuto che, anche in televisione per tutto il pomeriggio, abbiano ripetuto questa frase persone che dovrebbero sapere che tutto il retrotreno è attaccato al telaio con poco più che quattro bulloni ed è normale che si stacchi in questi casi.

Rimane il fuoco: a bocce ferme, dopo essersi rallegrati dello scampato pericolo e fatti gli auguri a Romain Grosjean che già ieri sera scherzava dal suo letto dell’ospedale, l’immagine sinistra delle fiamme rimane fissata nella memoria, un “warning” (cioé un “avvertimento” in inglese).

Il fuoco non si vedeva con tanta violenza in un incidente di gara, a ricordo mio, da quello di Gerhard Berger con la Ferrari a Imola nel 1989 e anche allora di disse “torna il fuoco in Formula 1” perché già allora il problema fuoco si considerava risolto.

Nel 1978, infatti, la Lotus aveva aperto la strada a tutti, spostando il serbatoio in posizione centrale, fra lo schienale del pilota ed il motore, togliendolo dai fianchi laterali dove era estremamente più esposto agli urti e i piloti erano “fasciati di benzina”, secondo certa stampa poco amica delle corse.

Poi sono venuti i collegamenti di tipo aeronautico, che si chiudono automaticamente nel caso di rottura, e tante altre migliorie.

Ma ora, con le power unit e le batterie incandescenti, speriamo di no, questi provvedimenti potrebbero non essere più sufficienti.

Chi dice che, nel caso di Grosjean, sia stato il serbatoio che ha fatto uscire la benzina, ma sembra una teoria poco accreditata, altri siti (www.motorsport.com) parlano del bocchettone per il rifornimento che sarebbe saltato via per la grande pressione che si era creata all’interno (difatti, va detto, nelle foto che sono circolate non sembra sia più al suo posto) e altri ancora mettono l’accento sui condotti e le tubazioni in pressione.

Difficile dire senza un’indagine del relitto della vettura che la FIA ha peraltro già iniziata, però quelle fiamme non si possono dimenticare solo perché questa volta è andata bene.

Le ultime news