Aggiornato al 19/11/2017 18:51:54
30/10/2017

F1 GP MESSICO: PARLANDO DI MERITI E RECORD

Autore: Marco Giachi

E squalificatelo anche questa volta se siete capaci! Mi è piaciuto il telecronista quando ha detto che "... tantoVerstappen non ha niente da perdere...", come se volesse smorzare i meriti riducendo tutto a una specie di "o la va o la spacca". Perché Vettel cosa aveva da perdere? Il fatto è che alla partenza Max ha fatto un vero capolavoro anche di personalità e di carattere ed ha messo tutti in riga. Peccato che non ci sia una classifica delle cose più belle fatte vedere da un pilota perchè Max Verstappen, se da un lato ha perso il record della Pole Position più giovane, dall'altro avrebbe vinto quello del più bel sorpasso fatto dal pilota più giovane. Ora si tratta di capire cosa fare di questo talento. Christian Horner della Red Bull dice di avere le idee anche fin troppo chiare e vediamo se riuscirà nel suo intento di tenerselo.

A proposito di record e di primati. In questi giorni, con il poker di Lewis Hamilton, si sono scatenati gli esperti di numeri alla ricerca dei paragoni: 4 titoli come Alain Prost e Sebastian Vettel, uno meno di Fangio, uno più di ... e via discorrendo. Non mi piacciono molto questi paragoni sommari e mi sembrano un po' generosi per qualcuno e eccessivamente cattivi per qualcun altro. Io, prima di stilare classifiche ed emettere giudizi, metterei sul piatto almeno altri due fattori: la diversità delle macchine con cui si sono vinti i campionati e la distanza nel tempo tra un titolo e l'altro.

Prendiamo Niki Lauda con i suoi "soli" tre titoli (1975, 1977, 1984) ma ottenuti con macchine diverse (Ferrari 312 nelle diverse versioni e McLaren con il turbo), in epoche diverse e situazioni completamente differenti sia come avversari (Emerson Fittipaldi, James Hunt ma anche Alain Prost) che come clima generale. E' evidente che Niki doveva essere un bel "cagnaccio", come si dice in ambiente ciclistico di quei corridori esperti che ne sanno sempre una più del diavolo abilissimi a nascondersi nella pancia del gruppo per poi venire fuori al momento opportuno e vincere la corsa.

Lo stesso Alain Prost, già citato come avversario di Lauda, ha vinto i suoi quattro titoli in modo abbastanza diversificato nel tempo (1985, 1986, 1989 ma anche 1993) e con macchine e avversari diversi (McLaren con il turbo e l'aspirato ma anche con la Williams)

Il pilota che non aspettava certo di essere cercato dalla sorte e, anzi, andava piuttosto lui a cercarsela è senz'altro Manuel Fangio: 5 titoli nell'arco di 8 stagioni (dal 1951 al 1957) con macchine terribilmente diverse (Alfa Romeo, Maserati, Daimler Benz, Ferrari, Lancia) con cambiamenti anche in corso d'opera (nel 1954 è passato a campionato in corso dalla  Maserati alla Daimler Benz) ed avversari che erano a seconda degli anni Alberto Ascari, Stirling Moss, Josè Froilàn Gonzales. Tanta roba!

All'opposto ci sono quei piloti che hanno fatto filotto con la stessa macchina, contro gli stessi avversari e in anni consecutivi. E' evidente che, in questo secondo caso, l'idea di una situazione contingente favorevole in quel momento storico che li ha favoriti è forte e dura da cacciare dalla testa. A volte anche con lo stesso tipo di motore. Per carità, ognuno ha i suoi meriti ma "diamo a Cesare quel che è di Cesare".

Hamilton si colloca a metà strada: ha la "colpa" di una Mercedes stratosferica ma con i suoi titoli ha anche coperto 9 anni (dal 2008 al 2017) e vinto con avversari diversi (chi si ricorda Alonso suo compagno alla McLaren ma anche Nico Rosberg era un bel "gattino da pelare") guidando almeno due vetture diverse (McLaren e Mercedes). Può cominciare, con queste credenziali, a entrare nell'Olimpo dei Campioni ma piano a fare troppi paragoni.

Per Max Verstappen, che mi piace tanto, queste sono ancora cose da ... grandi come il Telegiornale quando i bambini guardavano Carosello.

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