Aggiornato al 29/11/2021 18:16:57

F1 GP QATAR: A LOSAIL, VITTORIA 102 PER HAMILTON !

Autore: Carlo Baffi

Anche il Gran Premio del Qatar non s’è fatto mancare il colpo di scena. L’ennesimo dei tanti che stanno caratterizzando questo campionato al cardiopalmo. La doccia fredda per Max Verstappen è arrivata poco dopo le 13 e 30, quando il collegio dei commissari gli ha inflitto cinque posizioni di arretramento sullo schieramento per l’infrazione commessa allo scadere delle qualifiche. In regime di doppia bandiera gialla esposta per via dell’Alpha Tauri ferma a bordo pista dopo l’urto contro le barriere, l’olandese non ha rallentato come invece impone il regolamento, migliorando il proprio tempo. Va sottolineato però che se i commissari sono stati pronti a segnalare la situazione di pericolo, i pannelli luminosi e le indicazioni sul display delle monoposto non si sono attivati rimanendo sulla luce verde. Elemento che potrebbe aver tratto in inganno i piloti. Un’anomalia che ha complicato il compito della giuria che ha emesso la sentenza soltanto il giorno dopo. Alla fine sono stati sanzionati sia il pilota della Red Bull che Valtteri Bottas, anch’egli per la stessa violazione; per il finnico della Mercedes tre posizioni indietro. Assolto invece il ferrarista Carlos Sainz, finito tra gli indagati. In verità Verstappen non poteva aspettarsi troppa clemenza, dal momento che era recidivo e che è stato graziato per la difesa “ad oltranza” della posizione contro Hamilton la settimana scorsa in Brasile (giro 48 curva 4), nonostante il ricorso della Mercedes. Così con il suo nemico nella lotta iridata rimosso dalla prima alla quarta fila, il poleman Hamilton (autore di un giro magistrale in 1’20”827) ha tirato in parte un sospiro di sollievo. Al suo fianco sarebbe partito Pierre Gasly, che seppur pilota dell’Alpha Tauri (sorella minore della Red Bull), potenzialmente gli avrebbe procurato minori grattacapi di “Mad Max”. Certo, se Bottas non fosse stato retrocesso, avrebbe potuto proteggere direttamente le spalle del suo capitano. L’importanza della prima curva era risaputa. I 5,380 chilometri del circuito di Losail, sul quale il Circus faceva il suo debutto (ci corse la GP2 Asia in passato), con una sola zona DRS, non offrono molte possibilità di sorpasso. Per il poleman restava fondamentale una buona partenza, guardandosi dalla minaccia di Gasly, Alonso e Norris, forti delle gomme soft che garantivano maggiore grip rispetto alle gialle di Lewis. Un plauso particolare ai meccanici della Ferrari, che grazie ad un superlavoro hanno permesso a Charles Leclerc di schierarsi regolarmente al 13esimo posto al via dopo aver sostituito il telaio della SF21 prima che iniziasse il regime di parco chiuso. Dopo le qualifiche era stata riscontrata una crepa nella scocca, causa che spiegherebbe le difficoltà incontrate il sabato.


E veniamo alla gara. Le vetture si schierano mentre il sole sta tramontando sul deserto ed il tracciato è ormai illuminato artificialmente. Allo spegnimento dei semafori Hamilton è lesto a scattare in testa mettendosi al sicuro dalla minaccia di Gasly, che si ritrova negli scarichi Alonso. Anche Verstappen è autore di una grande partenza. Si butta all’interno destreggiandosi nel mucchio selvaggio ed alla prima curva è già quarto. Attacca Alonso portandosi oltre la linea bianca, ma l’asturiano non molla e allunga superando Gasly. Chi invece manca all’appello è Bottas, disperso nelle retrovie in undicesima posizione. Il finlandese è incappato in uno dei suoi soliti momenti no, facendo venir meno il proprio supporto ad Hamilton che intanto cerca di prendere il largo. Al terzo passaggio, Gasly esce scomposto da un tornante e Verstappen lo infila mettendo nel mirino Alonso e siglando il giro più rapido. L’asturiano cerca di difendersi, ma l’olandese è indiavolato ed ha la meglio due tornate dopo. La caccia al capofila è aperta: il gap da recuperare è di circa 3”8. I due si marcano stretti e per i rispettivi box è bene non commettere errori di strategia in merito alle soste. Nel frattempo, spronato via radio dal gran capo della “Stella a Tre Punte” Toto Wolff, Bottas s’è svegliato e contende la settima piazza alla Ferrari di Sainz.

Davanti Hamilton ha portato il suo vantaggio a 7” segnando il miglior passaggio. Al 18esimo dei 57 giri previsti, Verstappen opta per l’undercut, sfiora il muretto della pit-lane in entrata e riparte con le dure restando davanti ad Alonso. Hamilton lo imita subito dopo, dure anche per lui che rientra con un margine di 8” su Max. E’ poi la volta di Perez che monta le mescola hard. Alla tornata 23 Lewis conduce su Verstappen, Alonso, Bottas (finalmente risorto) Norris, Ocon, Sainz, Stroll, Leclerc e Ricciardo ultimo dei primi dieci. Nel giro successivo, Alonso fa il suo pit-stop e torna in battaglia con le bianche precedendo Ricciardo e Perez. Siamo quasi a metà gara ed il duello al vertice vede Hamilton e Verstappen affrontarsi a colpi di giri veloci. Ad infiammare la situazione nelle retrovie ci pensano Alonso e Perez: il messicano va all’assalto del sesto posto, ma Fernando sfodera grinta e classe facendo capire che malgrado la non più giovane età, le motivazioni non gli mancano. Bottas staziona terzo a 31” dal compagno leader e s’intuisce che la sua tattica sia quella di un’unica sosta, in modo da essere in grado di insidiare la seconda posizione di Verstappen. Se il gioco riuscisse sarebbe un ottimo colpo per Hamilton ed il team di Brackley. Già sarebbe…. perché mentre affronta il 33esimo passaggio, gli si affloscia la gomma anteriore sinistra e finisce nella ghiaia. Valtteri è comunque abile a tenere la sua W12E, torna in pista tra le scintille e spinge per riparare ai box, dove gli montano ancora la mescola bianca e gli cambiano l’ala anteriore rovinata. Per la Mercedes è un colpo basso, perché con il finnico piombato 14esimo, vede sfumare l’opportunità di conquistare punti preziosi.

Quando la gara affronta il 42esimo giro, vanno in scena le seconde soste. Tocca per primo a Verstappen, seguito da Hamilton e Perez: tutti optano per le medie. La classifica non subisce scossoni ed Hamilton continua a condurre al comando alla ricerca del miglior passaggio, ma Verstappen non ci sta e replica con un tempo di color fucsia. Il Gran Premio è praticamente segnato, però ad allarmare i box ecco spuntare le forature di Russell, Norris e Latifi. Cedimenti simili a quello patito da Bottas che intanto s’è ritirato. All’origine del problema, secondo Mario Isola responsabile della Pirelli, sarebbero stati i ripetuti passaggi sui cordoli troppo alti. Un’insidia emersa già il venerdì quando ne han fatto le spese i due flap dell’ala anteriore di Hamilton. Ma torniamo alla gara. Per recuperare la Williams-Mercedes di Latifi parcheggiata lungo la pista si entra in regime di Virtual Safety Car. Condizione sfruttata da Verstappen che effettua il terzo pit-stop per “calzare” le soft al fine di consolidare il giro veloce e scongiurare eventuali colpi di coda di Hamilton. Anche l’inglese chiede subito via radio di imitare il rivale, però viene invitato a proseguire. La bandiera verde viene esposta quando resta solo una tornata da percorrere ed “Hammertime” può così avviarsi a siglare il suo 102esimo trionfo (stesso numero delle pole) nella massima categoria. Alle sue spalle giunge Verstappen che si migliora con il tempo di 1’23”186 arpionando il punto aggiuntivo, preziosissimo in ottica della classifica. Terzo chiude uno splendido ed indomabile Fernando Alonso, che a quarant’anni torna sul podio dopo ben 2674 giorni, che si traducono 109 G.P. Tanto è il tempo trascorso dall’ultima volta in cui l’asturiano non si classificava tra i primi tre. Occorre tornare indietro di sette anni, quando vestiva ancora la tuta della Ferrari e concluse il G.P. d’Ungheria del 2014 secondo sulla F14T. A Losail Fernando ha combattuto come un leone sin dall’inizio cercando di sorprendere la concorrenza partendo con le soft (la strategia di un solo cambio gomme ha funzionato), poi con le hard ha resistito agli attacchi finali di Perez al volante di una RB16B decisamente più competitiva dell’Alpine Renault. La VSC gli avrà pur dato una mano, ma è giusto attribuirgli il titolo di MVP di giornata. Dopo l’iberico troviamo Perez, Ocon, Stroll, Sainz, Leclerc, Norris e Vettel a completare la top-ten.


A fronte dell’ordine d’arrivo, Lewis Hamilton accorcia ancora il suo gap da Verstappen che guida sempre il mondiale. I punti da 14 sono scesi a 8. Nel post-gara, l’eptacampione ha spronato i suoi: “Ci servivano punti, ora sotto con gli altri due Gran Premi”. Se dopo il Messico tutto pareva compromesso per Hamilton-Wolff & C., ora i giochi si sono completamente riaperti. In palio ci sono ancora 52 punti, dopo l’impresa di Interlagos Lewis pare ritornato l’Hammertime incontenibile dei tempi migliori, spinto da una power-unit assai potente. E proprio per questo che forse la Mercedes avrebbe dovuto lasciare Losail con più punti nel carniere. E qui riemerge il problema legato a Bottas. Siamo d’accordo che la prova del finnico sia stata compromessa dalla foratura e dal conseguente abbandono proprio mentre stava risalendo, ma allo start ha mostrato ancora certi limiti. Partiva davanti a Verstappen e sarebbe stata opportuna una sua azione di contenimento, invece s’è fatto risucchiare dal gruppo. Purtroppo i sopracitati limiti, vedi la mancanza di continuità, alla fine si traducono in punti in meno nel campionato costruttori. Se dopo il Brasile la Mercedes godeva di 11 lunghezze sulla Red Bull, queste sono scese a 5. Ed in merito al fronte piloti, occorre fare una riflessione. Fra due settimane, avrà luogo il G.P. dell’Arabia Saudita sullo sconosciuto percorso cittadino del “Jeddah Corniche Circuit”, dove Verstappen avrà a disposizione il primo match-point. Parliamo di una pista di 6,174 chilometri con parecchie curve, ma pure con tratti rettilinei percorribili ad elevate velocità e con i muretti in agguato. La presenza di tre zone in cui azionare il DRS potrebbe rivelarsi favorevole a chi dispone di tanta cavalleria, come l’ultima versione del motore che ha spinto le Frecce Nere ad Interlagos e risparmiata in Qatar. Intendiamoci, lungi da noi azzardare pronostici pronti ad essere regolarmente smentiti, però potrebbe ripetersi il risultato del Qatar. Se così fosse, Lewis e Max si presenterebbero a pari punti nell’ultimo round in programma ad Abu Dhabi sette giorni dopo. E questo grazie a quel punto che Max è riuscito a mettere in cassaforte a Losail. Ma l’olandese vanterebbe una vittoria in più, che in caso di uno zero per entrambi sarebbe decisiva per l’assegnazione della corona 2021. E qui il pensiero corre ad alcuni contatti incriminati che hanno fatto la storia della Formula Uno. Ovviamente a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, come sosteneva un eminente politico italiano. Ebbene non vorremmo mai che questa palpitante battaglia terminasse con due monoposto ferme per incidente. E’ risaputo però che quando la posta in palio è alta ci si può aspettare di tutto, soprattutto a fronte della guerra fredda che regna tra Mercedes e Red Bull.


Dopo lo show di Toto Wolff in Brasile, anche Chris Horner team principal di Milton Keynes, ha perso il suo british self control in Qatar. A fine gara infatti è stato convocato in direzione gara per spiegare il pesante giudizio espresso all’indirizzo del commissario che aveva esposto la doppia bandiera gialla nelle qualifiche del sabato. Il manager ha chiesto venia, offrendosi di partecipare ad un corso per commissari sportivi. Scuse accettate. Verstappen invece, seppur soddisfatto nell’aver raddrizzato una situazione critica e gliene diamo atto con ampio merito, s’è calato nel ruolo del “piangina”. Nel commentare la penalità ha dichiarato: “Sapevo che mi avrebbero punito. Non ricevo mai regali dagli steward, sarà forse per via della mia faccia”. Il tutto pronunciato abbozzando un sorrisetto innocente. Una battuta poco felice, che ricalca la filosofia su quanto affermato in merito al corpo a corpo con Hamilton in Brasile: “Eravamo in lotta per la posizione e non penso che avrebbero dovuto prendere alcun provvedimento. Mi sono dovuto difendere più volte cercando di fare tutto il possibile”. Beh…se le cose stanno così, per fortuna l’orange non aveva con se un revolver. Ironia a parte è bene che “Mad Max” faccia mente locale ad alcuni episodi della sua brillantissima carriera ed alle “eccessive” punizioni subite. Forse se non avesse indossato la casacca di un top team come la Red Bull, l’avrebbero fustigato in sala mensa come Fantozzi.


Dulcis in fundo parliamo della Ferrari. Purtroppo le Rosse han dovuto accontentarsi rispettivamente del settimo posto con Sainz e dell’ottavo con Leclerc. Hanno però ottenuto punti preziosi che a fronte del nono posto di Lando Norris, hanno permesso al Cavallino di consolidare il terzo posto in graduatoria: + 39,5 sulla McLaren-Mercedes, diretta rivale. E a due round dalla fine ci sono ottime probabilità di conseguire l’obiettivo dichiarato da Mattia Binotto a inizio stagione. Da registrare infine il gran balzo in avanti dell’Alpine-Renault che grazie ai piazzamenti di Alonso ed Ocon, ha staccato di 25 lunghezze l’Alpha Tauri, ipotecando la quinta posizione nella classifica costruttori.

Mondiale Piloti
1° Verstappen 351,5 – 2° Hamlton 343,5 – 3° Bottas 203 - 4° Perez 190 – 5° Norris 153 - 6° Leclerc 152 – 7° Sainz 145,5 – 8° Ricciardo 105 – 9° Gasly 92 – 10° Alonso 77 – 11° Ocon 60 – 12° Vettel 43 – 13° Stroll 34 -14°Tsunoda 20 - 15° Russell 16 – 16° Raikkonen 10 – 17° Latifi 7 – 18° Giovinazzi 1


Mondiale Costruttori
1^ Mercedes 546,5 – 2^ Red Bull-Honda 541,5 – 3^ Ferrari 297,5 – 4^ McLaren-Mercedes 258 – 5^ Alpine-Renault 137 – 6^ Alpha Tauri-Honda 112 – 7^ Aston Martin-Mercedes 77 – 8^ Williams-Mercedes 23 – 9^ Alfa Romeo-Ferrari 11

 

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