Aggiornato al 19/01/2021 15:09:04
08/12/2020

F1 GP SHAKIR: OVALE CORTO MA SPETTACOLARE

Autore: Marco Giachi

Coloro che leggono questa rubrica avranno capito ormai l’importanza che do al clima che si respira in una squadra per arrivare al successo finale e sarebbe facile dire che la Mercedes domenica scorsa è stata una prova di questa mia idea fissa: è bastato un po’ di rilassamento, e la mancanza di una figura carismatica come quella di Lewis Hamilton, per combinare un pasticcio cosmico. Figuriamoci se, invece di un po’ di semplice rilassamento, ci sono diverse fazioni in lotta fra loro e diverse correnti di pensiero cosa può succedere! Ogni “riferimento a fatti e persone realmente esistite è puramente casuale”, come scrivono alla fine dei film, e con questo mi metto anch’io a posto la coscienza di non riferirmi ad alcuno in particolare.

Dunque dicevo che sarebbe facile dire tutto questo.

Invece l’argomento che mi interessa è un altro e mi riferisco ad un aspetto che pochi (ubriacati dal fenomeno Gorge Russell, dalla magia di Sergio Perez e impegnati a cercare parole gentili per scusare ancora una volta Charles Leclerc) non hanno messo in evidenza, ovvero il circuito.

Anche questa è una mia idea fissa.

Non ha senso chiedersi perché le Formula 1 sono noiose e poco eccitanti se le si fanno correre a 150 km/h ingabbiate in tracciati da periferia urbana con incroci a 90° gradi e, al massimo, qualche rotonda.

Anche le riprese televisive andrebbero considerate: è inutile che si viaggi a 350 km/h se, con il teleobbiettivo della telecamera, sembra che si vada alla velocità di uno scooter perché si annulla la profondità di campo. La velocità ci vuole nei punti giusti, nelle “S” veloci ad esempio, dove si coglie il senso della tenuta di strada estrema perché le auto non sono inquadrate dal davanti.

Il circuito, dicevo, mi è piaciuto perché mi sembra che questi elementi ci fossero tutti e lo spettacolo sia stato di primo piano, nonostante un tracciato apparentemente non molto adrenalinico.

Credo che ci sia lo zampino dei nuovi “padroni del vapore” americani che stanno cercando di replicare l’alternanza di circuiti stradali con gli ovali tanto cari alla Formula Indy e potrebbe non essere una cattiva idea.

Forse “non tutto il male viene per nuocere” e la situazione di emergenza, che ha costretto a improvvisare tracciati altrimenti impensabili, ha aiutato a introdurre qualche novità che avrebbe avuto sicuramente più difficoltà ad essere accettata in condizioni normali.