Aggiornato al 23/11/2020 20:59:04

F1 GP TURCHIA: ANCHE I CAMPIONI HANNO UN’ANIMA

Autore: Marco Giachi

La Formula 1 è considerata una delle massime espressioni della tecnologia dove tutto si traduce in numeri e dove anche il tecnico di livello più basso è comunque un “ingegnere”, indipendentemente dal fatto che lo sia veramente o no. E ci sono sicuramente più computer nel garage di una squadra che cassettiere con chiavi inglesi e cacciaviti.

Eppure, a volte, accadono cose che sembrano uscire da questo mondo tecnologico e riportano ai sentimenti (e alle debolezze) dell’essere umano anche se questo è un pilota e viaggia a trecento all’ora con la naturalezza con cui noi andiamo a prendere il giornale con lo scooter.

Guardando il recente Gran Premio di Turchia ci sono stati due elementi che mi hanno fatto venire in mente queste considerazioni: l’atteggiamento di Lewis Hamilton ma anche il podio di Sebastian Vettel.

Sul primo c’è poco da dire. Ripeterei solo quello che molti hanno già scritto, e ripetuto a loro volta da altri, sul pilota inglese e sulla visione quasi mistica che ha del suo mestiere (che va ben oltre la tecnologia), paragonabile solo a quella di Ayrton Senna.

Sul secondo invece vorrei far notare il fatto che Vettel si è trasformato, ed è tornato a guidare come ci aspetterebbe da un quattro-volte-campione-del-mondo, in un giorno di pioggia, con condizioni particolari della pista, sicuramente con un set-up valido della sua vettura, ecc… ecc … ma anche il giorno in cui non c’era Mattia Binotto al muretto.

Le prime argomentazioni (quella prima degli eccetera) rientrano nella sfera tecnologica, il secondo punto rientra nella sfera delle debolezze umane, chissà quale è quella giusta.