Aggiornato al 25/09/2020 22:24:26
11/08/2020

F1: RACING POINT, LA POLEMICA CONTINUA

Autore: Carlo Baffi

Il 70° GrandPrix Anniversary è andato in archivio con MaxVerstappen e la Red Bull sugli scudi. Gara da incorniciare per l’olandese che ha gestito molto bene le sue gomme, capitalizzando al massimo la strategia messa in atto da Chris Corner & C. Risultato, le invincibili Mercedes han dovuto accontentarsi della seconda e terza posizione. Ma a tenere banco nel Circus è ancora la polemica legata alla Racing Point. C’era molta attesa per il verdetto della Fia in merito ai tre reclami presentati dalla Renault al termine delle gare passate contro le monoposto della scuderia del miliardario Lawerence Stroll.

Sentenza che è arrivata giovedì scorso, ma che di fatto non ha affatto posto fine alla questione. La Federazione ha riconosciuto che le prese d’aria dei freni delle RP20 sono uguali a quelle delle Mercedes del 2019 ed ha così inflitto un pena pecuniaria di 400 mila dollari alla Racing Point, togliendole anche 15 punti dalla classifica costruttori.

Una punizione relativa solo al G.P. di Stiria, mentre per Ungheria e Gran Bretagna, la Fia non è andata oltre la reprimenda, senza porre alcun divieto di usare in futuro le parti incriminate, montate puntualmente domenica scorsa sulle vetture di Hulkenberg e Stroll. Il tedesco è salito alla ribalta nelle qualifiche segnando il terzo miglior tempo. Il canadese invece è partito sesto ed ha mantenuto questa posizione all’arrivo. Hulkenberg invece è giunto alle sue spalle, complice una terza sosta ai box per problemi di blistering sulle gomme posteriori, che gli hanno fatto perdere una preziosa quinta piazza.

Nel post gara di Silverstone però, i commissari sportivi hanno convocato i vertici della Racing Point ed è arrivata una nuova reprimenda sempre per le prese dei freni. Logico chiedersi il perché, dal momento che non c’era alcun divieto ad utilizzare i brakeduct finiti sotto inchiesta.

Semplice, le parti in oggetto non contrastano le norme tecniche, bensì quelle sportive. Questo perché rientrano tra quelle non cedibili. Ma è pur vero che vennero inserite nella “listed part” ad inizio 2020 e la Racing Point ha dichiarato di averle “realizzate” nel 2019; approfittando in pratica di un buco di regolamento. Per cui a Silverstone non è scattata alcuna sanzione, affidando la patata bollente nelle mani del Tribunale d’Appello.

Ovviamente non s’è fatta attendere la reazione della concorrenza, secondo cui la scuderia di Stroll senior sta traendo vantaggi. La Renault ha infatti presentato un appello al fine di ottenere una pena più dura. Ed al costruttore francese si aggiungeranno pure la Ferrari, la McLaren e la Williams, dopo aver chiesto chiarimenti sul caso alla Fia. Ma anche la stessa Racing Point non è stata a guardare, perché ha presentato ricorso come autodifesa. Insomma il caos regna sovrano. Il vero problema però sta a monte ed è quello di capire quale futuro possa esserci per le macchine-cloni, coinvolgendo la stessa Mercedes. In pratica la casa di Stoccarda non s’è affatto risentita di esser stata copiata, anzi, ha fornito i dati. E questo forse ha indispettito il rivali.

Si aggiunga il dominio schiacciante nel mondiale ed i contrasti nati in merito alla mancata firma del Patto della Concordia per ragioni economiche. Elemento quest’ultimo che potrebbe essere legato a doppio filo con la polemica sulle “Mercedes rosa”, clienti munifiche della Stella a tre punte. E’ noto che in futuro la Racing Point sarà iscritta al mondiale F.1 come Aston Martin, dal momento che a fine del gennaio scorso, Lawrence Stroll ha acquisito il 16,7% delle azioni del costruttore britannico. Un business da circa 216 milioni di Euro con la possibilità di portare la propria quota al 20%. Ed è pure un fatto certo che qualche mese dopo, Toto Wolff sia entrato nel capitale dell’Aston Martin per un investimento di circa 37 milioni di dollari, diventando così socio di Stroll. D’altronde la Daimler stessa possiede dal 2013 il 5% della marchio britannico. L’investimento di Wolff, non è da ritenersi un conflitto di interessi e la partecipazione in misura del solo 0,95% è stata definita dalle parti interessate a scopo puramente finanziario. Ma alla luce dei fatti, è logico fare un riflessione sulle sinergie in atto tra Mercedes e Racing Point. E a chiederselo sono in parecchi nel paddock.