Aggiornato al 22/09/2021 10:34:58
07/09/2021

GP ITALIA STORY: 10 SETTEMBRE 2006, DOMINIO SCHUMY-FERRARI

Autore: Carlo Baffi

E’ un’altra edizione della gara monzese all’insegna di Michael Schumacher. Il campione tedesco è il dominatore assoluto della F.1 dal 2000 in avanti insieme alla Ferrari. Un binomio che ha dato vita ad un ciclo che ha scritto pagine indimenticabili del motorsport. Il bilancio parla chiaro: tra il 1999 ed il 2006, il Cavallino ha conquistato cinque mondiali piloti con Michael e sei titoli costruttori. Sebbene la concorrenza possa fare poco, iniziano a farsi largo giovani talenti, primi fra tutti Kimi Raikkonen e Fernando Alonso. Il primo è un finlandese molto veloce, classe 1979, che debutta in F.1 nel 2001 sulla Sauber. Due anni dopo però, con la McLaren-Mercedes contende fino all’ultima tappa il titolo a Schumi, perdendolo per soli due punti e nel 2005 lotta al vertice (arriva ancora secondo), con Alonso. Fernando è nato in Spagna, nel 1981 e debutta anch’egli in F.1 nel 2001. Muove i primi passi con la Minardi, ma il suo talento viene immediatamente notato da Flavio Briatore, team principal della Renault che lo mette sotto contratto.

La memoria corre a dieci anni prima quando il manager piemontese aveva strappato alla Jordan il giovane Schumacher per portarlo alla Benetton. Alonso brucia le tappe e come detto si laurea Campione del Mondo nel 2005, una stagione in cui la Ferrari interrompe inaspettatamente il suo ruolino di marcia trionfale. Reduce quindi da un campionato sottotono, il Cavallino è deciso a riscattarsi insieme al suo fuoriclasse che seppure già entrato nella leggenda vuole mettere le mani sull’ottava corona iridata. Alonso però è ancora affamato è vuole fare il bis. La graduatoria piloti prima di Monza vede al comando Alonso con 108 punti e Schumacher con 96. Sei successi per lo spagnolo e cinque per il teutonico. Sul fronte costruttori, la situazione è ancora più equilibrata con la Renault che precede la Ferrari di sole due lunghezze.

Ma a tenere banco da tempo è l’ipotesi sempre più concreta che a fine stagione il “Kaiser” abbandoni il Circus. “Sono conscio del fatto che questa attesa è vissuta con molta tensione – dice Michael – la scuderia ha chiarito che l’annuncio verrà fatto dopo la corsa. Questo ci permetterà di concentrarci a fondo sulla gara senza pensare ad altro. Ormai ho capito che ritardare ancora e non chiarire definitivamente questo tema sarebbe problematico”. In effetti il sette volte iridato avrebbe voluto aspettare ancora un po’, ma il tempo stringe e poi per tradizione la Ferrari ha sempre annunciato a Monza i piloti della stagione successiva. A Maranello c’è aria di rinnovamento e si pensa già al dopo Schumi. Il nome più accreditato ad ereditare il volante di Michael è quello di Raikkonen. Il suo rapporto con la McLaren è giunto al capolinea dal momento che alla corte di Ron Dennis arriverà Alonso per il 2007 e farà coppia con un giovane molto quotato, Lewis Hamilton. Ma al di là del futuro incombe una tappa molto importante che può imprimere una svolta decisiva al campionato. La Ferrari ne è conscia e nei test della settimana prima, proprio sul circuito brianzolo, ha messo a punto la 248F1 con ulteriori aggiornamenti che hanno permesso a Felipe Massa, secondo di Schumi, di stabilire il miglior tempo. La rossa disporrà di un nuovo musetto, l’ala posteriore sarà più scarica e visto le alte velocità che si raggiungono su questo tracciato, saranno montate nuove pinze-freni più efficaci. Anche il “Kaiser” è carico esprimendo il suo ottimismo e sottolineando che dopo quasi dieci anni trascorsi a Maranello si sente quasi italiano: “L’esperienza è stata bellissima, le persone con cui lavoro non sono solo colleghi, ma anche amici”. Parole che sanno di addio ? La curiosità ovviamente sale. Al contrario di Flavio Briatore, team boss della Renault che invece annuncia di aver rinnovato il suo impegno con la casa d’oltralpe per altre due stagioni.

Nelle prove del venerdì che non sono molto indicative, a mettersi in luce è un tedesco, ma non è Schumacher. Si chiama Sebastian Vettel, è nato nel 1987 e promette molto bene. Di lui ne sentiremo parlare a lungo. Ha esordito nelle prove del Gran Premio di Turchia (miglior tempo nella seconda sessione) come collaudatore della Bmw-Sauber prendendo il posto del polacco Robert Kubica, promosso titolare dopo il licenziamento di Jacques Villeneuve. Dietro Vettel, c’è Schumi, accolto molto calorosamente dai tifosi presenti a Monza, che gli riservano non pochi striscioni invitandolo e non ritirarsi. Alonso è ottavo. Nelle qualifiche del sabato il “Barone Rosso” si vede sfilare la pole per soli due millesimi da Raikkonen: una sorta di preludio al passaggio ufficiale di consegne. Il tempo del finnico è di 1’21”484. In seconda fila c’è Nick Heidfeld con la Bmw-Sauber accanto a Massa, poi Button con la Honda e Kubica. Alonso è in quinta fila col decimo tempo complice una penalità che scatena non poche polemiche nel paddock. L’asturiano è reo di aver ostacolato Massa nel giro di lancio durante le qualifiche del sabato pomeriggio. Un pomeriggio in salita per Fernando che già sapeva di dover correre in difesa, ma ci si è messa una foratura che l’ha relegato al nono posto allo scadere della sessione. Grazie al suo carattere indomito, il Campione del Mondo s’è ributtato in pista ed ha rimediato in extremis il quinto tempo. Ha tirato un sospiro di sollievo, poi verso le sette di sera arriva la punizione. Secondo radio-paddock ci sarebbe lo zampino della Ferrari, che però non ha presentato nessun reclamo ufficiale, pare si sia limitata a segnalare l’episodio ai commissari. A detta di Massa se non fosse stato rallentato dall’asturiano avrebbe siglato la pole: “Ero più veloce – accusa il ferrarista – e nel terzo settore ho perso tre decimi. Lui era davanti a me, le turbolenze mi hanno rallentato”. Diverso il parere di Fernando: “Come potevo dargli fastidio se ero davanti 300 metri? Stavo spingendo al massimo, quello è stato il mio miglior giro”. E poi conclude con una stilettata: “Io amo lo sport, amo i tifosi e Monza. Certo che d’ora in poi non potrò più considerare la F.1 uno sport”. Insorge anche Briatore che la domenica mattina convoca senza preavviso una conferenza stampa nell’hospitality Renault, mostrando le immagini del fatto incriminato: “Fernando – attacca il manager – non solo non ha fatto manovre scorrette, ma ha addirittura rischiato. Voleva prendere il tempo, doveva a tutti i costo passare sul traguardo prima dello scadere dell’ora per poter fare ancora un giro e migliorarsi. Per cui anche se era nel suo giro di lancio, andava velocissimo. Se dovessimo vincere il mondiale – prosegue “FB” – sarebbe un trionfo contro il sistema”.

Ma cosa s’intende per sistema? Per caso si vuole insinuare che la Ferrari influenzi i giudici di gara? Il rischio è quello di scadere nella cultura del sospetto ed in luoghi comuni che orbitano intorno al campionato di calcio. Insomma, i veleni non finiscono mai. E qui saltano fuori alcuni episodi che hanno fatto molto discutere nei round precedenti. Vedi Monaco con il “parcheggio” di Schumi alla Rascasse all’ultimo secondo delle qualifiche, che gli causa la retrocessione sull’ultima piazzola dello schieramento. Vedi il divieto imposto al team transalpino di usare il mass damper (uno smorzatore inerziale) pare su segnalazione di Maranello. Vedi Budapest, quando Alonso piglia due secondi di penalità il venerdì per manovre scorrette; stessa sanzione per Schumi il sabato.

In questo clima di sospetti e soffiate scatta il 77esimo Gran Premio d’Italia. Raikkonen balza al comando, mentre Schumacher esita e viene passato da Heidfeld. Michael però è lesto a reagire e torna secondo alla prima variante. Se nelle posizioni di testa la corsa non riserva grandi emozioni, ci pensa Alonso ad offrire spettacolo grazie ad una bella rimonta nelle prime due tornate: è sesto dietro a Button. Al decimo passaggio si ritira Rosberg causa la rottura della sospensione della sua Williams. Davanti Raikkonen e Schumi fanno gara a se e Kubica, terzo, perde terreno. Alle spalle del polacco ci sono Massa, Button e Alonso. Al giro 15, Raikkonen effettua il suo primo pit-stop e Michael diventa leader. Il tedesco spinge a fondo sul gas cercando di guadagnare più terreno possibile, grazie anche all’assenza di traffico. Due tornate dopo, la sua Ferrari imbocca la pit-lane e quando riparte è ancora davanti alla McLaren-Mercedes di Kimi. Il Kaiser ha un discreto margine di vantaggio che si riduce quando nel 32esimo giro commette un piccolo errore alla prima chicane finendo un po’ lungo. Raikkonen riesce così a rosicchiargli un secondo. La svolta del Gran Premio avviene sette tornate dopo. Raikkonen fa la seconda ed ultima sosta e subito dopo tocca a Schumacher. I meccanici del Cavallino sono da record e Michael è più rapido del rivale, guadagnando ulteriore margine. Emozione in corsia box durante il 42esimo giro con Kubica e Alonso che entrano contemporaneamente per la sosta. Escono appaiati e lo spagnolo riesce a precedere il polacco, proseguendo la sua “remuntada”. Ai fini della classifica sono punti d’oro dal momento che Schumacher è lanciato verso il successo. Passa un giro ed ecco la doccia fredda per la Renault. La RS26 numero uno arresta la sua marcia col motore fumante, l’ennesimo colpo brutto in un fine settimana storto. A farne le spese però è anche Massa che finisce sull’olio lasciato in pista dalla monoposto francese, va lungo e fora la gomma anteriore destra. Contrattempo che impone al brasiliano una nuova sosta e gli fa perdere posizioni, spianando la strada per il terzo posto al bravo Kubica.

Quando Schumi inizia l’ultimo dei 53 passaggi in programma, l’euforia esplode sulle tribune gremite dai tifosi del Cavallino. Michael conclude la sua marcia trionfale mettendo a segno la sua 90esima vittoria, scende dalla macchina e corre dalla squadra che lo attende in parco chiuso. Insieme a Montezemolo e Todt c’è anche la moglie Corinna e poi ci sono loro, i suoi ragazzi. I fidati meccanici a cui Schumi è legatissimo. Una volta sul podio, il vincitore sfoga la sua felicità mostrando il pugno con la mano destra, mentre con la sinistra tiene saldamente la coppa. Sotto la marea rossa inneggia al grande Kaiser. Sul secondo gradino del podio sale Raikkonen il successore dell’epta-campione e sul terzo ecco Kubica, soddisfatto per il suo primo podio raggiunto dopo soli tre Gran Premi. Mentre la festa impazza in pista, si consuma la grande attesa sul futuro del trionfatore. Durante la conferenza stampa post-gara viene distribuito in sala stampa un comunicato ufficiale della Ferrari in cui si ufficializza che per il campionato 2007, i piloti del Cavallino saranno Massa e Raikkonen. Nel frattempo, come da copione, Michael parla in diretta tv con commozione e annuncia la fine della sua carriera. “Io dalla F.1 ho avuto tutto, ho goduto di momenti belli e brutti. Mi mancheranno tutti, i meccanici, gli ingegneri, ma questo giorno doveva arrivare ed è arrivato. E’ difficile farlo adesso – prosegue il tedesco – ma se ho preso una decisione simile, non è per cambiare idea tra un mese”.

La cambierà nel dicembre 2009. “E’ una decisione che ho preso ad Indianapolis, perché così serviva a Massa, è un pilota di talento, non era giusto mettermi davanti a lui. Era tempo di lasciargli spazio. Quando sarà finito il mondiale non farò un bel niente per un po’. Resterò in Ferrari, ma non chiedetemi a fare cosa. Lo saprete a fine stagione”. Poi, Michael parla del presente: “Non è ancora arrivato il momento di pensare al passato, a quello che ho fatto. Sarò concentrato al 100% sulle tre gare che restano”.

La classifica lo vede ormai a ridosso della vetta: Alonso 108, Schumacher 106. Nel costruttori invece il Cavallino è salito a quota 168, superando la Renault a 165. Per i “bleu” gli unici punti li ha portati un bravo Giancarlo Fisichella, arrivato quarto dopo esser partito nono. Frutto della strategia di una sola sosta. Nel clan Renault gli animi sono parecchio contrariati. “Peccato – ammette polemicamente Briatore – avete visto che anche noi succede di avere un problema tecnico, ma non è questo il punto. La verità è che il mondiale è già stato assegnato a tavolino. Calciopoli, rispetto a quanto accaduto qui, fa addirittura ridere. Ho capito come vanno le cose”. Parole dure che non risparmiano nemmeno Schumacher, quando gli viene chiesto che ne pensa del ritiro: “Penso che quest’anno – dichiara il boss Renault – lo hanno aiutato molto, penso che Michael non mi mancherà affatto”. Anche Alonso spara le sue cartucce: “Questo è stato un gran premio truccato fin dall’inizio con la decisione presa sabato dai giudici. L’esito di questo campionato ormai non dipende più dalla pista, da me o da Schumacher. Dipende solo dalla Federazione”. Si riferisce ai giudici lo spagnolo, che poi rilancia: “Resto comunque fiducioso. Con due punti di vantaggio e tre corse, possiamo ancora vincere, perché le prossime piste ci sono favorevoli”.

Un pronostico che pare molto improbabile dopo Monza e pure dopo il G.P. della Cina, che registra la 91esima vittoria del “Barone Rosso”. Alonso è secondo ed in classifica i due sono primi a pari merito (116 punti). Però nel penultimo Gran Premio, in Giappone, si materializza la svolta amara per il Cavallino. L’ennesima alba tragica nel “Sol Levante”, che va ad aggiungersi a quelle di Lauda del ’76, Prost nel ’90, Schumacher ed Irvine, rispettivamente nel ’98 e ’99. Il ferrarista è in testa seguito dall’iberico a pochi secondi e mancano 16 giri alla bandiera scacchi. All’improvviso il propulsore della 248F1 cede di schianto. Era dal 2000 che la rossa non pativa un problema simile (G.P. Francia). Alonso passa a condurre e s’invola verso un trionfo che gli spianerà la strada verso il suo secondo titolo mondiale piloti, conquistato matematicamente in Brasile. La Renault s’aggiudicherà anche il titolo costruttori.

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