Aggiornato al 22/09/2021 09:26:14
07/09/2021

GP ITALIA STORY: 16 SETTEMBRE 2001, VINCE MONTOYA

Autore: Carlo Baffi

Quando la Formula Uno sbarca a Monza per disputare la 72esima edizione del Gran Premio d’Italia, è ancora sotto choc come tutto il resto del mondo per i tragici attentati dell’11 settembre. Il martedì di quella stessa settimana, gli Stati Uniti subirono quattro attacchi aerei suicidi da parte di un gruppo di terroristi islamici di Al Qaida (un movimento paramilitare), che provocarono la morte di quasi tremila persone. L’orrore nelle immagini giunte da New York con il crollo delle Torri Gemelle dopo essere state colpite da due velivoli di linea e del panico dilagante per le strade della metropoli, hanno sconvolto il genere umano. Ci si interroga se abbia senso disputare ugualmente gli eventi sportivi e legati allo spettacolo programmati in quei giorni. Il Circus è pervaso da non poca tensione. Al di là dell’aspetto morale e psicologico, incombono gli obblighi professionali che per certi versi aiutano a tornare alla normalità e superare la paura. Lo show deve continuare come recita il famoso detto, Monza è alle porte, ma il vero problema riguarda il Gran Premio degli Stati Uniti in calendario il 30 settembre nel mitico catino di Indianapolis. Il timore che lo scenario di una gara di Formula Uno sia un possibile bersaglio del terrorismo è reale. Per cui lo stesso Bernie Ecclestone “deus ex machina” della massima formula, la Federazione, i team ed i piloti valutano se sia il caso di affrontare ugualmente la trasferta oltre oceano. Negli Usa l’allarme è ai massimi livelli e ciò comporta non pochi problemi legati alla logistica. Gli States hanno predisposto l’embargo per tutte le merci in arrivo e ciò bloccherebbe la consegna dei materiali destinati al montaggio delle strutture del Circus. Si tenga presente che l’allestimento del Paddock con le varie hospitality, il centro di produzioni televisivo ed il tv compound richiede almeno una settimana. Gioco forza, i cargo della F.1 dovrebbero decollare dall’aeroporto di Malpensa subito dopo Monza. Dunque una decisione di natura politica ed economica (ci sono dei contratti in essere con il circuito, le televisioni, gli sponsors, senza dimenticare il pubblico che ha acquistato i biglietti) che va presa in fretta.

Per quanto concerne invece la gara italiana, tutto si svolgerà regolarmente. Gli organizzatori hanno annullato le manifestazioni collaterali e sul podio non avrà luogo alcun festeggiamento in segno di lutto. E’ stato rivolto perfino un invito ai tifosi che si recheranno in autodromo a mantenere un atteggiamento di sobrietà in linea con il momento assai delicato. Anche le scuderie non esitano a dare un segnale tangibile. La Ferrari schiera le due F2001 di Michael Schumacher e Rubens Barrichello senza alcuno sponsor sulla carrozzeria e si presentano con il musetto colorato di nero in segno di lutto. Sull’airscope delle Jordan spicca la bandiera americana a stelle e strisce, mentre quello delle Jaguar è tinto di nero. La gara di per se non ha più un valore significativo ai fini del mondiale.

La stagione dominata dal Cavallino, ha incoronato Michael Schumacher Campione del Mondo per la quarta volta e la Ferrari Campione tra i costruttori, già il 19 agosto nel Gran Premio d’Ungheria corso all’Hungaroring. Di conseguenza, l’interesse per i quattro round rimanenti è destinato a scemare. A fare notizia nel corso delle prove del venerdì è l’annuncio del ritiro dalle competizioni a fine stagione di Mika Hakkinen, il “finlandese volante” Campione del Mondo con la McLaren-Mercedes nel biennio 1998-99. Ma a tenere banco nel paddock sono sempre le questioni legate ad Indianapolis. Si parte, o no ? Le qualifiche del sabato incoronano come poleman il colombiano Juan-Pablo Montoya che al volante della Williams-Bmw fa segnare il tempo di 1’22”216, precedendo Barrichello e Schumacher. Il tranquillo pomeriggio nell’impianto brianzolo viene però funestato da una drammatica notizia. Sul circuito tedesco del Lausitzring, nell’ex Germania orientale, durante una gara della Formula Cart americana, Alessandro Zanardi è rimasto coinvolto in un gravissimo incidente. Alex viene estratto vivo dalle lamiere, ma in condizioni critiche. Allo scopo di evitargli una morte per dissanguamento gli vengono amputati entrambi gli arti inferiori e chiuse le arterie femorali. Trasportato ad un ospedale nei pressi di Berlino viene mantenuto in coma farmacologico. Un episodio tremendo che scuote ulteriormente il paddock di Monza. Zanardi è un personaggio molto conosciuto ed è ancora recente il ricordo della sua stagione ‘99 con la Williams. L’atmosfera che si respira la domenica mattina è molto pesante ed una volta terminato il warm-up l’alta tensione mista alla paura esplode.

Sono circa le 11, quando inizia a diffondersi la voce che i piloti, a causa del forte momento di disagio che stanno vivendo, stiano per prendere un’iniziativa circa la regolare disputa del Gran Premio. Ma cosa sta succedendo realmente? Emerge che Schumacher, Trulli e Coulthard (rappresentanti del sindacato piloti) intendono proporre di compiere tre tornate e poi fermarsi. Idea che però viene bocciata nel briefing allargato agli altri concorrenti e che viene sostituita con la richiesta di non darsi battaglia in partenza fino alle prime due chicanes. Dopodichè la gara potrà svolgersi regolarmente. La memoria dei piloti torna indietro di un anno, ovvero quando alla variante della Roggia si verificò una drammatica carambola in cui una ruota staccatasi dalla Jordan di Frentzen colpì mortalmente Paolo Gislimberti, un giovane addetto al servizio antincendio Cea che stazionava a bordo pista. Per cui con gli animi pochi sereni, affrontare le due curve in piena bagarre rappresenterebbe un rischio possibilmente da evitare. Si dice che la soluzione della “partenza al rallenty” dovrebbe essere ufficializzata intorno a mezzogiorno con un documento firmato da quasi tutti i piloti. Già, quasi…perché uno di loro è contrario. “E’ una persona molto bassa” rivela un polemico Schumi ai cronisti. I dubbi riguardo a Montoya vengono presto cancellati, perché l’indiziato esce allo scoperto: è Jacques Villeneuve. A detta del canadese, iridato nel 1997, è ormai troppo tardi per prendere una simile decisione: “...occorreva pensarci il giovedì precedente la gara” sentenzia Jacques , “Siamo qui per correre, siamo professionisti. Abbiamo firmato contratti che vanno rispettati. E’ venuta a vederci gente che ha fatto dei sacrifici per mettere insieme i soldi dei biglietti, dobbiamo avere rispetto per loro”. Parole eloquenti che iniziano a minare la riuscita del patto di non belligeranza. Il paddock è una pentola a pressione. Ecclestone è impegnato febbrilmente a parlare con tutte le parti in causa, sostenendo che non vi è alcun nesso tra il rischio di incidenti in pista e gli attentati americani. All’inviata della Rai Federica Balestrieri, che gli chiede un parere sull’iniziativa di Schumacher, “Mister E” risponde deciso: “Dice solo spazzatura (rubbish – ndr)”.

A fare fronte comune con il patron del Circus, si aggiungono altri team principal come Craig Pollock della Bar (la scuderia di Villeneuve), che dichiara in Tv: “Non vogliamo fare una processione al via. La prima variante non è pericolosa, visto che è stata omologata (il benestare è stato dato dal sindacato piloti – ndr.) e poi una partenza con vetture lente ed altre veloci sarebbe ancora più pericoloso”. A sposare questa linea ci sono altri direttori sportivi come Tom Walkinshaw della Arrrows, Paul Stoddart della European Minardi e Flavio Briatore della Benetton-Renault. Il popolare manager, ex mentore di Schumi ribadisce seccamente: “Se c’era un problema, dovevamo parlarne giovedì. Ora non si possono cambiare le regole del gioco e i piloti non devono decidere da soli senza sentire prima i loro datori di lavoro”. In effetti però, a poco a poco emerge un elemento curioso, ovvero che in settimana alcuni drivers come i fratelli Schumacher e lo stesso Villeneuve non avrebbero voluto correre. Il canadese sarebbe arrivato addirittura con l’ultimo aereo, ma a fronte di nessuna iniziativa si sarebbe poi convinto a fare dietrofront. Da qui la sua irremovibilità che ora mina l’unità del fronte dei piloti, che con le possibili ritorsioni minacciate dai manager, s’è definitivamente spaccato. E proprio su questo tema, Jean Alesi, in forza alla Jordan, attacca direttamente Briatore: “Volevamo essere corretti in partenza, senza aggravare una situazione carica di tensione. Purtroppo delle persone come Briatore, si permettono di minacciare i propri piloti che se non partono normalmente non correranno il resto della stagione. Tutto è partito dalla Benetton e i minacciati sono Fisichella e Button”. Immediata la replica del team boss che taglia corto: “Sappiamo tutti com’è fatto Jean. Per fortuna il prossimo anno non sarà più in Formula Uno”. Giancarlo Fisichella ammette: “Io ero d’accordo con gli altri, ma se il mio datore di lavoro mi dice di comportarmi in un certo modo, mi adeguo”. Dichiarazioni che di fatto sanciscono il fallimento di un “gentleman agreement” sicuramente nobile, ma poi degenerato in rissa verbale.


Alla fine, il sopracitato documento che è stato sottoscritto, non verrà mai ufficializzato e quando le vetture si schierano sulla griglia, sono tutti consapevoli che la corsa si svolgerà regolarmente. Ecclestone ispeziona comunque la truppa sul rettilineo, assicurandosi che non ci siano ripensamenti dell’ultimo momento. Pare che una volta in prima fila di fronte a Montoya, l’abbia incitato dicendogli: “Ragazzo vai. Questa è una gara!”. Per contro, Schumacher non si da ancora per vinto, facendo il giro dei piloti e chiedendo loro di partire come se “fossimo tutti quanti compagni di squadra”. Un atteggiamento mansueto ed insolito quello del “Kaiser”, il quale appare visibilmente turbato. Secondo alcuni, il tedesco è forse un po’ appagato dato il recente mondiale conquistato. Jean Todt, team principal della Ferrari, ammetterà in seguito di avergli chiesto se si fosse sentito o meno di gareggiare, chiudendo con una stoccata a Briatore: “Ho stima per un pilota che dissente, non per chi pretende di decidere senza aver mai guidato una monoposto”. E’ legittimo però chiedersi se il manager francese e lo stesso Michael, avessero pensato allo stesso modo qualora la corona iridata fosse stata ancora in palio. Insomma un fine settimana decisamente da dimenticare per il fuoriclasse del Cavallino a fronte di un fallimento politico che mette in forse il suo carisma nel paddock. In pratica è stato battuto ancora prima di correre.

Allo spegnimento dei semafori, i piloti delle prime file pare tengano fede a quanto chiesto da Schumi, procedendo con un certo fair-play. Dalle retrovie però c’è invece chi parte a razzo come Button (guarda caso), che piomba alla staccata della prima variante frenando al limite e franando addosso all’incolpevole Trulli. Forse le frasi di Briatore devono esser rimaste ben impresse nel cervello della promessa inglese. Da li in poi, il Gran Premio non vivrà particolari emozioni. Montoya siglerà la sua prima vittoria in Formula Uno davanti a Barrichello e Ralf Schumacher. Michael chiuderà al quarto posto consolandosi col fatto che non ci sono stati incidenti. Parcheggiata la F2001 in parco chiuso, Schumi si eclissa nel proprio motorhome e ai media manifesterà la propria delusione: “Avevamo deciso una cosa, ma i team manager hanno obbligato alcuni di noi a farne un’altra. In F.1 è molto importante la sicurezza e con tutto quello che è successo nel mondo, a Zanardi e anche qui l’anno scorso, sarebbe stato giusto, per evitare rischi, partire come avevamo deciso”. Critico anche Hakkinen, ritiratosi per noie alla trasmissione: “Non mi sorprende che ci sia stato un incidente alla prima curva e che sia rimasta coinvolta una Benetton, visto che è stata proprio quella scuderia a fare pressioni sui propri piloti”. E a rincarare la dose arriva pure il commento di Niki Lauda: “Non capisco perché Briatore si sia opposto alla sacrosanta ragione dei piloti di iniziare il Gran Premio con la testa sulle spalle. Come non comprendo che Villeneuve sia sempre contro per principio”. Diverso invece il parere di Alesi: “Per me non è stato lui a far naufragare l’accordo. Se noi fossimo partiti piano e Jacques ci avesse scavalcato tutti, si sarebbe coperto di ridicolo. Schumi invece si è dimostrato un vero leader prendendo un’iniziativa intelligente”.

Sono passati vent’anni da quel giorno, eppure non si seppe mai con precisione cosa avesse acceso la miccia della protesta dei piloti, che rischiò seriamente di far naufragare il Gran Premio d’Italia. Per quanto riguarda il G.P. degli Stati Uniti, lasciata Monza, il Circus sarebbe volato nel nuovo continente. Il sedicesimo round del mondiale si sarebbe svolto regolarmente tra le innumerevoli misure di sicurezza e le manifestazioni di cordoglio. Nello scenario suggestivo di Indy avrebbe trionfato Mika Hakkinen, siglando il suo ultimo successo in carriera.

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