Aggiornato al 29/11/2021 09:40:28
04/09/2021

GP ITALIA STORY: 5 SETTEMBRE 1971, GETHIN SI AGGIUDICA LA VOLATA FINALE

Autore: Carlo Baffi

Una corsa che consacra definitivamente la pista di Monza come il “Tempio della Velocità” e che verrà scolpita nella storia per l’arrivo in volata di ben cinque monoposto racchiuse in un secondo. Un epilogo al fotofinish in cui la spunta il 31enne britannico Peter Gethin al volante di una BRM, alla media record di oltre 242 chilometri orari. Fra l’altro le avvisaglie s’erano già avute in prova con Chris Amon autore della pole sulla Matra a 250 km/h di media sul giro, siglando il tempo di 1’22”82. Ovviamente tutto questo lo si deve al gioco delle scie. La gara italiana però non è più decisiva per il campionato 1971, che è stato dominato dallo scozzese Jackie Stewart. Il 15 agosto, malgrado il ritiro in Austria, s’è infatti laureato campione del mondo per la seconda volta. Stewart ha a disposizione la potente Tyrrell-Ford 003 progettata da Derek Gardner e per i suoi rivali, primo fra tutti il ferrarista Jacky Ickx sulla Ferrari 312B1, le chances di poter combattere per il titolo erano alquanto scarse. Quando arriva a Monza, Stewart è forte di cinque vittorie in otto gare e guida la classifica piloti con 51 punti contro i 19 di Ickx. Oltre a Ferrari e BRM, tra le grandi deluse del campionato c’è anche la Lotus, che però sul circuito brianzolo riesce a calamitare l’interesse di addetti ai lavori ed appassionati schierando l’innovativo modello 56 a turbina, che aveva debuttato cinque mesi prima a Brands Hatch. E l’ultimo azzardo del vulcanico patron Colin Chapman, realizzato da Maurice Philippe e sviluppato inizialmente per la “500 Miglia di Indianapolis”.

La curiosità intorno a questa monoposto è tanta. E’ una vettura priva di cambio con le marce, dotata di trazione sulle quattro ruote e spinta da una turbina da elicotteri (del costo di 150 milioni di lire), in grado di sviluppare circa 580 cavalli raggiungendo una rotazione di circa 40 mila giri al minuto. Il boato che sprigiona una volta in azione, ricorda il tipico rumore dei jet di linea. Altra caratteristica è rappresentata dai due serbatoi laterali capaci di contenere 280 litri di kerosene aeronautico, con l’olio di lubrificazione che in corsa arriva a toccare i 1000 gradi centigradi. Il telaio in monoscocca, è costituito da una vasca con pannelli in lega leggera che occupa anche i lati del motore. Una soluzione sicuramente originale, ma destinata a non avere futuro, dal momento che fin dalle prime uscite ha palesato molti problemi. Primo fra tutti quelli legati al sistema frenante. A detta di Emerson Fittipaldi, che l’ha più volte guidata, occorre pigiare l’acceleratore anche in curva, in modo che il motore resti su di giri anche quando si frena, altrimenti manca la ripresa. Sullo schieramento di partenza Fittipaldi è in nona fila col 18esimo tempo. Prestazione così motivata dal brasiliano. “La turbina funziona meglio quando la temperatura è bassa. Con il caldo va di meno e poi all’uscita della Parabolica, la ripresa è troppo lenta e così mi è impossibile prendere le scie e fare i tempi migliori”. Parole eloquenti che in pratica bocciano la Lotus 56, sulla quale calerà il sipario dopo Monza.

La prima fila è dunque occupata da Amon ed Ickx, che ha scelto di montare le gomme Goodyear identiche a quelle di Stewart. La seconda da Siffert e Ganley sulle BRM. A seguire Cevert (Tyrrell) e Peterson (March). Stewart è solo in quarta fila a fianco di Regazzoni sull’altra Ferrari 312B1, la quale però è scesa in pista con penumatici Firestone da 13 pollici. Gethin scatterà invece dalla sesta fila con l’undicesimo crono. Quando parte il 42esimo Gran Premio d’Italia è subito bagarre ed a mettersi in evidenza sono i due svizzeri, Siffert e Regazzoni. Anni dopo Clay svelerà un aneddoto davvero originale. Malgrado si trovasse in quarta fila, scommise una bottiglia di champagne con un amico che sarebbe transitato primo alle curve di Lesmo nel corso del primo giro. Una sparata da guascone? No. Il ticinese infatti sapeva che l’allora direttore di gara Gianni Restelli era solito calare il drappo quando le sole monoposto della prima fila erano ferme in griglia. Per cui, rallentò nel giro di ricognizione in modo da presentarsi in partenza con le ruote ancora in movimento. Così facendo beneficiò di una partenza lanciata guadagnando subito parecchie posizioni. Il ferrarista raggiunse gli scarichi di Siffert e ricordandosi della scommessa tirò una violenta staccata in prossimità di Lesmo andando in testa e vincendo la scommessa. Una volta davanti, Regazzoni cerca di allungare ma viene raggiunto da Ronnie Peterson col quale ingaggia una dura battaglia per i primi quindici passaggi.

Al giro sedici, la corsa perde i due protagonisti del mondiale: Ickx e Stewart si ritirano. Sorte che poco dopo toccherà anche al coriaceo Regazzoni. Salgono quindi alla ribalta Cevert, Hailwood, Gethin, Ganley ed Amon. Un gruppo che grazie al gioco delle scie da vita ad una lotta serrata e resta compatto per tutto il Gran Premio. Tutto si deciderà infatti in prossimità della bandiera a scacchi. Alla fine del penultimo passaggio, Gethin che fino ad allora aveva condotto una gara intelligente mantenendosi in coda al trenino di testa senza perdere terreno, supera ad uno ad uno gli avversari. E quando esce dalla Parabolica apre il gas beffando la compagnia, grazie anche alla spinta del 12 cilindri della sua BRM.” Sono entrato all’ultima curva terzo – racconta Gethin – a metà ho superato Cevert e Peterson ed ero già secondo. Poi in uscita ho passato Hailwood. In rettilineo ho guardato dritto in avanti e nessuno mi ha più sorpassato. Polemico invece Hailwood, il nove volte iridato delle due ruote passato nella massima formula :”Forse non avrei vinto ugualmente – protesta “Mike the Bike” – ma Gethin si è comportato molto male. Quando ha visto che all’uscita della Parabolica lo stavo rimontando all’esterno ha allargato la traiettoria e per poco non mi ha mandato a sbattere contro il guard-rail.” Veleni a parte, l’ordine d’arrivo sentenzia: primo Gethin, poi Peterson, Cevert, Hailwood e Ganley. Questo sprint da fotofinish e le elevate velocità raggiunte, indurrà i piloti a chiedere un rallentamento del tracciato per motivi di sicurezza. Verranno quindi introdotte due chicane: una prima della Curva Grande e l’altra in mezzo alla Variante Ascari, che faranno il loro debutto l’anno successivo. Quello di Monza, sarà l’unico successo conseguito da Gethin in cinque stagioni di Formula Uno, dal 1970 al 1974.

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