Aggiornato al 29/11/2021 08:53:59
01/09/2021

GRAN PREMIO D’ITALIA NELLA STORIA: GLI ANNI PRIMA DELLA FORMULA 1

Autore: Massimo Campi

La storia del motorsport inizia negli anni ’20, quando le gare automobilistiche entrano nell’immaginario collettivo, con i bolidi che sfrecciavano su strade insicure e polverose, ma facevano sognare il pubblico che accorreva in gran massa ad assistere al prodigio della tecnica. I piloti, i cavalieri del rischio, diventano immediatamente eroi popolari e le loro gesta vengono spesso osannate dalla stampa che alimenta il fascino delle imprese. L’industria automobilistica nasce in Francia, ma l’Italia diventa ben presto la sfidante principale, con le sue vetture, Fiat ed Alfa Romeo in prima fila ed i vari campioni che guidano i potenti bolidi. La Francia è stata la prima nazione ad organizzare corse automobilistiche, la prima gara “il Concorso di carrozze senza cavalli” da Parigi a Rouen si tiene il 22 luglio 1894, organizzato dall'Automobile Club de France (ACF). Nei primo anni del ‘900 si inziano a disputare le gare su tracciati da ripetersi più volte, tra questi c’è la Targa Florio, creata nel 1906 dal ricco pilota pioniere e appassionato di automobili Vincenzo Florio , che aveva già voluto la Coppa Florio a Brescia nel 1900.

Il primo Gran Premio d’Italia nel 1921 a Brescia

Con la ripresa dopo la prima Guerra Mondiale le gare automobilistiche hanno sempre più importanza ed il 4 settembre 1921 si disputa il primo Gran Premio d’Italia, a Brescia su un circuito cittadino ricavato tra le strade di Montichiari. La gara era inserita nella settimana motoristica bresciana, oltre alle auto c’erano gare e sfide tra moto ed aeroplani.  Al via le sei macchine in gara partono in ordine di numero a 60" l'una dall'altra, il giro più veloce viene realizzato dalla Fiat 802 di  Pietro Bordino con il tempo di 6'54"2 alla media di 150,37 km/h, ma al 16° giro si deve fermare per un problema al generatore elettrico. Anche la seconda Fiat 802, di Ugo Sivocci, si ferma dopo due giri per un problema al motore. La gara è vinta dalla Ballot 3L di Jules Goux, seguita dalla vettura gemella di Jean Cassagne, terza l’unica Fiat rimasta in gara di Louis Wagner. Oltre al Gran Premio d’Italia per vetture da competizione di grossa cilindrata, nel 1921 si disputarono anche il Gran Premio Gentlemen (vinto da Masetti su Mercedes), ed il Gran Premio Vetturette, dove ai primi quattro posti si imposero le piccole Bugatti Tipo 13 con Ernst Frederich, Michele Baccoli, Pierre De Vizcaya e Piero Marco. In seguito a tale trionfo, Ettore Bugatti ribattezzò questo modello “Brescia”, soprannome riconosciuto e utilizzato ancora oggi dagli appassionati di tutto il mondo.

"Sabipa" con Bugatti vince il Gran Premio d'Italia del 1926

Il Gran Premio d'Italia è quinta gara del Campionato del Mondo 1926 e viene disputata sul tracciato di Monza, con una prova di oltre 600 km, con vetture della formula internazionale 1.5 litri. Il Gran Premio d'Italia si svolge per la sesta volta e fa parte del Campionato del Mondo del 1926. La Commissione Sportiva del RACI e la Società Autodromo di Monza hanno organizzato la gara con la supervisione di Arturo Mercanti. E’ il quarto evento del Campionato del Mondo 1926 e si svolge a Monza con una durata di 60 giri del circuito di 10 km, per un totale di 600 km. Contemporaneamente si è svolta una gara di 1100 voiturette su 40 giri o 400 km. Il Campionato Mondiale dell'Automobile si tiene per la seconda volta nel 1926 e la partecipazione al Gran Premio d'Italia a Monza era obbligatoria. Dopo Indianapolis, Francia, Spagna e Gran Bretagna, l'Italia è la quinta e ultima tappa del Mondiale 1926. La Bugatti ha dovuto partecipare al Gran Premio d'Italia, obbligatorio se voleva vincere il Campionato del Mondo, dove la casa francese è al comando della classifica con il miglior punteggio. Si sperava che fosse un gran finale di stagione, con Bugatti, Delage e Talbot che si battevano per il titolo, ma questo non è accaduto poiché Delage non partecipa alla gara e Talbot si ritira lasciando incontrastata la Bugatti. “Sabipa” ha vinto dopo che la Bugatti di Costantini in testa si è rotta a due giri dalla fine, anche se è stata riavviata dopo una lunga riparazione ed è arrivata seconda. Tra i ritiri ci sono altri quattro contendenti, Alfieri Maserati e Materassi su Maserati, Serboli (Chiribiri) e Goux (Bugatti). Contemporaneamente al GP d’Italia si è svolta una gara di 400 km per 1100 voiturette. Vince l'Amilcar di Morel con Duray sempre su Amilcar secondo e De Joncy (BNC) terzo. 

Campari e Nuvolari vincono a Monza con la nuova 2300 Alfa Romeo nel 1931

Il Gran Premio d'Italia 1931 a Monza è stato il primo di tre “Grandes Epreuves” che hanno formato il Gran Premio Internazionale, in seguito noto anche come Campionato Europeo dell'Automobile, poiché tutte le Grandes Épreuves si sono svolte in Europa. È stato il primo campionato internazionale di piloti nella storia dei Gran Premi. Il regolamento originale prevedeva gare di 10 ore in Francia, Belgio, Italia e Spagna. A causa della lunga durata della gara, l'Automobil Club Italiano aveva anticipato l'evento al 24 maggio poiché le ore diurne erano più lunghe rispetto al 6 settembre. Il Gran Premio d'Italia, che valeva anche come terza prova del Campionato Italiano Automobilistico, si è svolto sul circuito di 10 km dell'Autodromo di Monza, che comprende l'originale ovale veloce di 4,5 km e il circuito asfaltato di 5,5 km. Alla gara possono partecipare tutte le auto da corsa senza restrizioni di peso o cilindrata. La classifica separa le vetture fino a 1100 cc e 1500 cc. Per ogni iscrizione doveva essere nominato un pilota principale e un pilota di riserva. I cambi pilota erano consentiti solo ai box e in presenza di un ufficiale. Durante la gara era ammessa una sola persona a bordo dell'auto. I vincitori sarebbero stati la coppia di piloti, che nel periodo di 10 ore ha coperto la distanza maggiore. Per essere classificate, le vetture dovevano finire almeno tre quinti dei giri del vincitore. Il vincitore riceveva 40.000 lire, il secondo 25.000, terzo 15.000, quarto 10.000, quinto 6.000, ecc. con un montepremi complessivo di 110.000 lire. Dopo la terza, la sesta e l'ottava ora, dovevano svolgersi le classifiche intermedie, che l'organizzatore ha introdotto nella speranza di rendere più interessante per gli spettatori questa corsa di mezza giornata. Fu anche un incentivo per i piloti in quanto il primo classificato dopo tre, sei e otto ore riceveva ogni volta 5000 lire, il secondo 3500 lire, il terzo 2500 lire, ecc. Oltre alle ricompense monetarie il vincitore assoluto riceveva la coppa di l'Automobile Club Italiano e una grande medaglia d'oro della Commissione Sportiva. che l'organizzatore ha presentato nella speranza di rendere questa gara di mezza giornata più interessante per gli spettatori. Fu anche un incentivo per i piloti in quanto il primo classificato dopo tre, sei e otto ore riceveva ogni volta 5000 lire, il secondo 3500 lire, il terzo 2500 lire, ecc. Oltre alle ricompense monetarie il vincitore assoluto riceveva la coppa di l'Automobile Club Italiano e una grande medaglia d'oro della Commissione Sportiva. che l'organizzatore ha presentato nella speranza di rendere questa gara di mezza giornata più interessante per gli spettatori. Fu anche un incentivo per i piloti in quanto il primo classificato dopo tre, sei e otto ore riceveva ogni volta 5000 lire, il secondo 3500 lire, il terzo 2500 lire, ecc. Oltre alle ricompense monetarie il vincitore assoluto riceveva la coppa di l'Automobile Club Italiano e una grande medaglia d'oro della Commissione Sportiva. Dei 25 iscritti dei migliori piloti europei, 14 hanno preso il via con otto classificati dopo dieci ore. A causa della lunghezza della gara, è stato necessario nominare un secondo pilota per ogni vettura. Un dramma colpisce l’Alfa Romeo, con la scomparsa di Arcangeli che esce di strada durante le prove del sabato. Tazio Nuvolari con l'Alfa-Romeo 12 cilindri si è ritirato anticipatamente, mentre era quarto. Il duo Varzi/Chiron su Bugatti sono stati i primi leader della prova fino a quando si sono fermati a causa di un guasto all'asse posteriore.  Dopo il ritiro, Nuvolari è rientrato in gara in coppia con Campari ed i due assi italiani hanno vinto il Gran Premio d’Italia con la nuova Alfa Romeo 2300 a 8 cilindri in linea. Il duo Minoia/Borzacchini su un'altra Alfa dello stesso tipo è arrivato secondo, Divo/Bouriat con la Bugatti sono terzi e Wimille/Gaupillat quarti, anche loro su Bugatti. Ivanowski/Stoffel hanno concluso al quinto posto con una Mercedes-Benz SSK, seguiti dai  vincitori della classe 1500 cc Pirola/Lurani (Alfa Romeo). 

Rosemeyer vince a Monza e diventa Campione d'Europa 1936

Il Gran Premio d'Italia 1936 si svolge a Monza sul circuito Florio, introdotto per la prima volta dal conte Vincenzo Florio nel 1930, e utilizzato anche per la gara del 1935. Il percorso consisteva per la maggior parte nel circuito asfaltato di 5,5 km che si collegava al percorso ovale sul rettilineo di ritorno dove era stato realizzato il nuovo “Florio Link”. La pista consisteva in una brusca svolta a sinistra che conduce attraverso un breve rettilineo al circuito ovale dove una brusca svolta a destra dirige verso la Curva Sud dell'ovale poco prima dell'arrivo, per una lunghezza totale di 6,861 km. Per rallentare le veloci vetture tedesche l'organizzatore installa 5 chicane per la gara del 1935. Si trattava di ostacoli artificiali che portano la lunghezza del percorso Florio a 6,890 km. Per il 1936 tutte e cinque le chicane sono modificate sotto la direzione dell'ingegner Furmanik, aumentando la lunghezza totale a 7,0 chilometri. Il 14° Gran Premio d'Italia è l'ultima grande gara della stagione europea 1936. Un significato particolare è stato attribuito a questo evento in quanto è stata l'ultima "grande épreuve" dell'anno e conteggiata per il Campionato Europeo, insieme ai Gran Premi di Monaco, Germania e Svizzera, tutti eseguiti con la formula da 750 kg. Il calendario sportivo internazionale aveva incluso il Gran Premio di Spagna sul circuito di Lasarte il 7 settembre. Tuttavia quell'evento non ebbe luogo perché la guerra civile spagnola era iniziata il 17 luglio e le corse automobilistiche in Spagna furono sospese per 10 anni fino al 1946. Il RACI ha ricevuto solo 13 iscrizioni di cui quattro provenivano da Auto Union, con le loro vetture V-16 da 6,0 litri. Le vetture tedesche sono sotto la guida del team manager Karl Otto Feuereissen e dovevano essere guidati da Hans Stuck, Bernd Rosemeyer, Achille Varzi ed Ernst von Delius. Rudolf Hasse e Wilhelm Sebastian erano i piloti di riserva.  Senza Mercedes-Benz, che ha scelto di non partire, è stata una battaglia tra Auto Union, Alfa Romeo e Maserati. Dopo cinque giri Rosemeyer aveva preso il comando davanti a Stuck, entrambi in Auto Unions con l'Alfa Romeo di Nuvolari terza seguita da Delius e Varzi su Auto Union, che precedono Dreyfus e Farina su Alfa Romeo. Le Maserati di Dusio, Trossi e Biondetti erano rimaste indietro con Ghersi  ritirato dopo due giri. Le chicane impopolari sono state la causa di vari incidenti. Dopo 72 giri, Rosemeyer ha vinto con due minuti di vantaggio su Nuvolari, seguito da Delius, Dreyfus, Pintacuda, Dusio e Trossi. Questa sarà l'ultima gara di Varzi con l'Auto Union: la domenica è apparso appena cinque minuti prima dell'inizio della gara, ha guidato solo 11 giri durante i quali ha surriscaldato il motore. Quando si è fermato ai box si è rifiutato di continuare con un motore a suo dire danneggiato, inoltre ha anche abusato dei freni in quei pochi giri. Ormai Achille Varzi era diventato dipendente dalla morfina e per lui non c’era più spazio nella casa tedesca.

Due gare italiane nel 1946, a Torino e Milano

I fuochi della Seconda Guerra Mondiale si sono finalmente spenti, le industrie riprendono faticosamente le attività, il mondo dell’automobile rappresenta il futuro ed una possibile ripresa economica. L’industria tedesca è azzerata, le poche vetture nascoste durante la guerra vengono tirate fuori e rimesse in pista. Non ci sono più le vetture da Grand Prix e si corre con le Voiturettes. In Italia vengono organizzate due gare importanti per il 1946: il Gran Premio del Valentino ed il Circuito di Milano. Il Gran Premio del Valentino 1946 è una gara organizzata dalla sezione torinese dell'Automobile Club d'Italia, abbinata alla Lotteria della Solidarietà Nazionale. Il 1 settembre 1946, si corre sulle strade del parco torinese, su un circuito di 4.720 Km. Alla partenza ci sono autovetture dotate di motori sovralimentati fino a 1,5 litri o con motori aspirati fino a 4,5 litri. Sarà la prima prova del dopoguerra che viene svolta con questo regolamento tecnico che sarebbe entrato in vigore l'anno successivo come quello destinato alla neonata Formula 1. Delle 23 vetture iscritte solo nove vedono la bandiera a scacchi con la vittoria della Alfetta 158 di Carlo Felice Trossi che precede la Maserati 4CL di Louis Chiron e la ERA di Leslie Brooke. 

Il 30 settembre 1946 si corre a Milano, su un circuito nei pressi del Parco Sempione, vicino alla sede dell’Alfa Romeo al Portello. La gara non può essere disputata a Monza, la pista è ancora invasa da vari residue bellici che devono essere rimossi. Le vetture milanesi sono le protagoniste della gara che viene vinta da Carlo Felice Trossi, seguito dalle altre Alfette 158 di Achille Varzi e Consalvo Sanesi, una prova significativa per le monoposto del Portello che saranno le principali protagoniste delle futura Formula 1.

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