Aggiornato al 22/09/2021 11:00:49
14/07/2021

IL PRIMO TRIONFO FERRARI

Autore: Carlo Baffi

Quando tagliò vittoriosamente il traguardo del Gran Premio di Gran Bretagna a Silverstone, il 14 luglio 1951, Enzo Ferrari pronunciò una frase divenuta storica :”Oggi, ho ucciso mia madre.” Josè Froilan Gonzalez argentino di Arrecifes, classe 1922, aveva appena conquistato la sua prima vittoria in F.1. Ma soprattutto, aveva siglato la prima affermazione nel mondiale di F.1 della Ferrari, la quale aveva battuto l’Alfa Romeo. Per il Drake si trattava di una grande rivincita verso la casa milanese della quale aveva gestito per anni e con grande successo le vetture da corsa. Ma dopo l’addio e la nascita della scuderia Ferrari, il Biscione era diventato l’avversario da battere. Per cui il trionfo inglese fu un’affermazione importantissima, quasi un passaggio di consegne. Uno scontro tra passato e futuro, dove le Alfa 159 spinte dall’ 8 cilindri 1500, dovevano vedersela con le Ferrari 375, alimentate dal V12 4500. E poi sull’Alfa c’era il grande Juan Manuel Fangio, che proprio in quella stagione avrebbe vinto il primo dei suoi cinque titoli mondiali.

Ebbene in quel sabato pomeriggio a Silverstone, l’asso argentino venne battuto proprio da un suo connazionale, nonché amico e allievo. Quel Gonzalez, che lui stesso aveva presentato ad Enzo Ferrari e che avrebbe debuttato dopo poco su una rossa. Gliela mise a disposizione il governo argentino, nell’ambito di una gara locale agli inizi del ’51. Ed in quella circostanza, lo scolaro riuscì già a battere il suo maestro. Gonzalez per la verità non era nuovo alle grandi competizioni. Aveva già fatto il suo debutto in F.1 nel ’50, anche se in soli due gran premi con la Maserati. Poi l’anno dopo prese parte alla prima gara stagionale, il GP di Svizzera sulla Talbot, a cui seguì l’ingaggio da parte della rossa. Una chiamata quasi dettata dal caso: Dorino Serafini, pilota ufficiale, s’infortunò e venne sostituito da Piero Taruffi. Ma quest’ultimo impegnato anche nelle corse in moto, diede forfait ed ecco che per l’argentino si schiusero le porte di Maranello. Nell’esordio a Reims, sede del GP di Francia, Gonzalez si piazzò terzo, guadagnandosi parecchia considerazione dal Commendatore. P

oi arrivò il trionfo nel GP inglese. Grazie a quell’affermazione, Gonzalez divenne molto popolare per la sua singolare posizione di guida, che lo vedeva proteso in avanti col busto, le braccia larghe e la testa bassa, alquanto prominente, tanto da fargli guadagnare il soprannome di “El Cabezon”: che si traduce in “il testone”. Nel 1954, Gonzalez avrebbe conquistato un’altra importante affermazione per la Ferrari, alla “24 Ore di Le Mans”. In coppia con il francese Maurice Trintignant, condusse vittoriosamente la “375 Plus”, precedendo la Jaguar D di Rolt ed Hamilton. Altra peculiarità di questo pilota era il carattere, irruente e temerario, inarrendevole. Ma torniamo alla gioia di Silverstone. Alcuni giorni antecedenti quel Gran Premio, come rivelerà lo stesso Gonzalez a distanza di anni, Fangio alfiere della potente Alfa, lo avvicinò e gli disse:” Mi sa che perdiamo e vincerai proprio tu.” Il ferrarista si limitò a rispondere con un forse, probabilmente anche per scaramanzia. Il compito non era certo facile, in quanto l’Alfetta 159 era la monoposto dominatrice. Però la Ferrari 375F1 poteva contare su un motore aspirato che meglio s’addiceva alla pista inglese rispetto a quello sovralimentato del Biscione. Le prime avvisaglie si videro durante le qualifiche, in cui Gonzalez realizzò la pole position con il tempo di 1’43”400. Alle sue spalle si piazzarono Fangio, Farina e Ascari, che avrebbero occupato anch’essi la prima fila. Una prestazione, quella del “Cabezon” avvalorata dal fatto che disponeva di un propulsore più vecchio rispetto a quelli destinati ai suoi compagni Ascari e Villoresi. Al via fu però lestissimo Felice Bonetto a balzare in testa dalle retrovie con la sua Alfa (s’era qualificato col settimo tempo). Ma il suo momento di gloria era destinato a durare poco, in quanto al secondo passaggio, Gonzalez prese il comando seguito a ruota da Fangio. I due argentini iniziarono a fare una gara a se staccando gli inseguitori. Al decimo giro, Fangio sferrò il suo attacco e divenne il leader, ma Froilan non mollò e si riprese la prima posizione alla 39esima tornata. Pronta fu la replica di Juan Manuel, che insidiò nuovamente il suo allievo. Il ferrarista fu abilissimo a non scomporsi controllando la situazione. Una battaglia serrata con il duo che procedeva intorno ai 155 chilometri di media, tant’è che intorno al 30esimo dei 90 giri previsti, avevano quasi doppiato la concorrenza.

Così, giunti al 48esimo giro, “El Chueco” entrò ai box dove rifornì e cambiò le gomme nel tempo di 65”. Una sosta che in pratica consegnò il trionfo nelle mani del Gonzalez, che al 61esimo passaggio effettuò solo il rifornimento e non il cambio di penumatici (montava gli Englebert, a differenza delle Alfa che avevano le Pirelli) perdendo solo 29”. Intanto “Ciccio” Ascari si vedeva costretto ad alzare bandiera bianca per problemi al cambio. Tornato in pista e consolidata la sua leadership, “El Cabezon” proseguì la sua marcia trionfale aumentando il distacco da Fangio, salito ormai a quasi un minuto e mezzo. Dal muretto box però, lo invitarono a non forzare e così ecco che l’Alfa inseguitrice ridusse parte dello svantaggio. La corsa era ormai giunta alle battute finale e per Gonzales non ci furono problemi a transitare vittorioso sotto la bandiera a scacchi. Alle sue spalle giunsero Fangio, staccato di 51” e Villoresi, su un’altra Ferrari a due giri. Quel successo entrò nella storia non solo del Cavallino, ma della Formula Uno. Gonzalez ricordò sempre la grande euforia mista a commozione che regnava nel box delle a Silverstone, con il direttore sportivo Nello Ugolini in lacrime. L’invincibile Alfa Romeo era capitolata. Quando poi Gonzalez incontrò il Drake, venne omaggiato di un prezioso orologio (che poi gli sarebbe stato rubato), che Ferrari stesso aveva promesso al primo dei suoi piloti che avesse battuto una vettura del Portello. Ebbene, malgrado questo segno di gratitudine, il Grande Vecchio, nel suo famoso libro “Piloti che Gente”, non risparmierà qualche critica nei confronti del “Cabezon”. “….era proprio il contrario di Fangio. Alternava periodi felicissimi di velocità inconsuete, ad allarmanti pause. Quando si trovava in testa rallentava fino a farsi inspiegabilmente superare, quando invece inseguiva era un demolitore di avversari. Debbo concludere però che è stato un pilota coraggioso, volitivo e generoso.” Insomma dopo la bacchettata, l’elogio, come era solito fare il Commendatore. Il mondiale 1951 sarebbe stato appannaggio dell’Alfa Romeo con Juan Manuel Fangio, con sei lunghezze su Alberto Ascari e sette su Gonzalez. Il Biscione però s’apprestava a ritirarsi dalla Formula Uno da li a poco e sul Circus andava sempre più affermandosi un’emergente scuderia italiana, destinata a divenire un mito senza tempo: la Ferrari.

 


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