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15/01/2012

CI HA LASCIATO GIANPIERO MORETTI

Autore: Paolo D'Alessio
All’età di 72 anni, in una clinica milanese, si è spento Gianpiero Moreti, l’ultimo dei grandi gentleman driver italiani, nonchè il fondatore di  Momo e Momo Design.
 
Moretti esordisce giovanissino nelle competizioni automobilisti e ben presto entra nel giro che conta, sia come pilota, che come costruttore di volanti. Intuisce che i vecchi volanti in metallo e legno hanno fatto la loro epoca e realizza i primi volanti in pelle, coi quali, nel 1964 John Surteessi laurea campione del mondo, al volante della Ferrari 158 F1. E’ l’inizio di una lunga collaborazione con la casa di Maranello, che proseguirà per decenni. Anche nel settore agonistico. Nel 1970 Moretti è infatti al via del mondiale spoprt con una 512 S del Cavallino e sempre con questa biposto di 5 litri di cilindrata e 600 CV si aggiudica la 200 KM del Fuji, prima di passare alla Porsche, con la quale, nel 1974, vince il titolo Italiano Granturismo.
 
Dopo avere vinto tutto quello che c’era da vincere in questa categoria in Italia e in Europa, nella seconda metà degli anni settanta sbarca negli Stati Uniti e ben presto diventa una presenza fissa nella serie Imsa. Le numerose affermazioni nel campionato più importante per vetture Granturismo d’oltre Oceano contribuiscono ad accrescere la sua popolarità e il suo box è frequentato dal gotha dell’automobilismo stelle strisce, da piloti del calibro di Mario Andretti o attori come Gene Hackman e Paul Newman, che nel tempo diventano suoi inseparabili amici. Moretti non si scorda però delle sue radici italiane e, sempre al volante di una Porsche 935, nel 1979 si aggiudica il Giro Automobilistico d’italia. Nel 1984, esaurita la parentesi Porsche, prende parte alla serie Imsa con l’Alba, una biposto sport progettata dall’ingegner Stirano e costruita alla porte di Torino. La vettura è decisamente più sofisticata dei modelli americani e c’è addirittura la possibilità che diventi la macchina ufficiale della Ford. Purtroppo non se ne farà niente, per motivi, per così dire, di carattere politico...
 
Quando cambiano i regolamenti, nel 1989, Moretti torna alla Porsche e si toglie parecchie soddisfazioni con una 962 biturbo privata. Il suo pallino è però sempre quello di riportare la Ferrari negli USA. Ogni anno Enzo Ferrari gli promette una “rossa” per l’Imsa, ma il progetto si concretizza solo nel 1994, quando Piero Ferrari, dopo lunga insistenza, fa partire il progetto 333 SP. Con la nuova barchetta Ferrari Moretti torna a salire sul gradino più alto del podio, mancando però l’appuntamento con le classiche della categoria, come la 24 ore di Daytona. Quel sogno, che sembra destinato a svanire nel nulla, si concretizza nel 1998, dopo che il gentleman driver milanese ha già annunciato il suo ritiro dall’attività agonistica a fine stagione. Nell’arco di pochi mesi Moretti si agiudiuca la 24 ore di Daytona (gara che la Ferrari non vinceva dal 1967), la 12 ore di Sebring e la 6 ore di Watkins Glen, vale a dire gli appuntamenti più importanti del campionato Imsa, seconde in popolarità solo alla 24 ore di Le Mans.
 
 Come detto a fine stagione appende definitivamente il casco al chiodo, ma nel frattempo la sua Momo, l’azienda fondata a metà degli anni ‘60, è diventata un marchio leader nel settore dell’accessorista auto ad alto livello e lo stesso dicasi per la Momo Design, che esporta lo stile italiano nel mondo.
 
 
Nelle foto, Giampiero Moretti negli anni '80 e dopo la vittoria a Daytona nel 1998
 
 
 

 

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